Titolo fanfic: Nel vuoto, la grazia
Breve riassunto: Il racconto narra di eventi tratti dal terzo capitolo della saga di StarWars, "La vendetta dei Sith". Anakin Skywalker come primo atto delle sua conversione al male, fa irruzzione nel Tempio con lo scopo di annientare gli Jedi. Questa parte nel Film questo non è presente e viene lasciata intendere.
Dedica: Rating: 14
Personaggi portagonisti: Ankin Skywalker, Archie Juk'Jan
Tipo di FF: Fantasy
Contiene Spoiler?: No
Nel vuoto, la graziaSaltaquinonsopravviveraisaltaabbandonatisaltalasciaticaderenelpaurosoabissosaltaèlunicapossibiltàsaltanonlasciarecheilsacrificiodeglialtrisiavanosalta!Se fosse stato un giorno come gli altri avrebbe potuto sembrare un gioco. Se fosse stato un giorno come gli altri la Sala Consigliare degli Jedi avrebbe vibrato dalle risa soffocate dei piccoli allievi che se ne stavano rannicchiati sotto i banchi e dietro le poltrone, magari mentre un Maestro Jedi, disposto a stare allegramente al gioco, li cercava nel buio della stanza.
Ma gli spari, le grida e le esplosioni della battaglia provenienti dai corridoi del Tempio, facevano presagire che quello non sarebbe stato un giorno qualunque.
Archie, si era nascosto per ultimo, solo dopo che Maestro Drallig era uscito dalla Sala per prendere parte alla battaglia scatenatasi nelle aule esterne. L’apprendista
nautolano, attreverso la verde coroncina di tentacoli che adornava la sua testa al posto dei capelli, aveva percepito una grande apprensione nel suo maestro, come se questa fosse stata un odore pungente. Ma sua esitazione a cercar rifugio tra quelle regali poltrone, non era dovuta ad un eccesso di coraggio o ad una tardiva presa di coscienza del pericolo. Archie aspettava di vedere dietro quale schienale il suo compagno Mayloh si sarebbe posizionato.
Mayloh, un umano di Coruscant, era l’allievo più sveglio della sua classe.
Se il
Cin Drallig domandava quali sono gli ideali della Forza, Mayloh lesto rispondeva: ”Bontà, benevolenza e salute!”. Se il vecchio Yoda chiedeva retoricamente come mai un sistema non era presente sulla mappa, Mayloh suggeriva sicuro: “Perchè qualcuno ce l’ha cancellato!”.
Mayloh era nato per diventare un potente Cavaliere Jedi e Archie voleva averlo vicino il quel momento.
Quando i due si ritrovarono dietro la stessa poltrona si scambiarono reciprocamente uno sguardo preoccupato. Mentre il Maestro Drallig li portava al sicuro in quella nella stanza, situata nella parte più alta dell’edificio, i piccoli avevano visto cosa stava accadendo. Un gran numero di uomini in armi, Commando della Repubblica probabilmente, che aprivano il fuoco contro Jedi, altri difensori della stessa Repubblica.
Non era mai successa una cosa simile, il Tempio degli Jedi che subisce un attacco dentro le sue mura. Chi o cosa poteva osare tanto? Proprio in un momento così delicato? Quando gran parte dei Maestri sono impegnati nei vari fronti della guerra?
Gli allievi erano troppo piccoli per poter fare qualcosa e a loro non restava altro che attendere, nascosti nel buio della Sala, che la battaglia terminasse.
Archie “respirava” la paura, densa e pulsante che riempiva l’intera stanza. Una paura di tale intensità che non aveva mai sentito in vita sua. Il respiro gli si era fatto affannoso, il cuore pareva saltagli in gola e la sua gamba sinistra non voleva finirla di tremare violentemente. Alla propria paura, il piccolo doveva sommare quella degli altri.
Era in quei momenti che veniva disgustato dalla sua natura nautolana, tanto da desiderare di strapparsi quella coroncina, che gli permetteva di percepire le emozioni altrui, a mani nude.
Per scacciare l’emozione, Archie ripensò a quello che gli disse il Maestro Yoda durante l’ultima lezione.
Quando la forza desidera che qualcosa accada, l’universo intero cospira perchè questo avvenga*.
Corrioracorriversolafinestracorrisenzapensareallorribileprecipiziochetiaspettacorrichinopregandochenonticolpiscacorri!Per la verità aveva detto: “Perchè qualcosa avvenga, l’universo intero si muove si, se la forza vuole!”.
Ma il significato, quello a cui il piccolo nautolano si aggrappava ogni giorno che passava al Tempio, era che se avesse lasciato che la forza scorresse il lui, sarebbe diventato uno Jedi.
Proprio in quel momento, sembrò che i rumori della battaglia si stessero affievolendo e, per un attimo, parve che ogni bambino in quella sala stesse trattenendo il respiro. Le porte scorrevoli si aprirono, rivelando un sagoma scura.
Non era il Maestro Drallig.
Mayloh non era solo un bravo studente della Forza, ma era anche un coraggioso apprendista. Fu quindi il primo ad uscire dal suo nascondiglio quando la figura incappucciata entrò.
- Maestro Skywalker! - esordì il piccolo umano riconoscendo il nuovo arrivato - Ce ne sono troppi! Che cosa possiamo fare?
Archie, come molti altri all’interno della stanza, sporse fuori la testa dallo schienale, confortato dal fatto che l’intruso era una un Maestro dell’Ordine, un amico.
Ma quando il nautolano incrociò quegli occhi gialli, ogni speranza di salvezza venne scacciata, come una secchiata di acqua gelida al risveglio sfratta i sogni.
Egli non era un amico. L’odio e la rabbia era tanto forti nel Padawan di Kenobi, da paralizzare chiunque potesse anche lontanamente immaginarli.
Anakin Skywalker era entrato in quella sala con il solo scopo di annientare tutto e tutti.
Archie avrebbe voluto urlare qualcosa, avrebbe voluto avvisare Mayloh, ma l’umano fu più veloce del suo compagno e scattò all’indietro, fuori dalla portata della lama di luce che lo jedi dagli occhi feroci aveva sguainato.
La cosa non sembrò importare più di tanto all’aggressore e la sua ira si abbattè, invece che su Mayloh, su un altro bambino innocente. Il laser gli amputò all’istante le braccia e gli aprì un brutale squarcio nell’addome.
Nel guardarlo Archie rabbrividì. Un bimbo piange quando si sbuccia un ginocchio. Ma quando viene brutalmente mutilato, ferito a morte, quando si accorge della vita che gli sfugge inesorabilmente dal corpo, rantola e si guarda compulsivamente attorno, nella speranza che qualcuno gli dica: ”No, non sta succedendo veramente”.
Ma il giovane Anakin non sembrò curarsene. Piuttosto si affrettò a colpire a morte altri due allievi, prima alla testa, poi al tronco.
Il piccolo nautolano osservava quell’arma di luce mentre danzava orridamente, portando dolore, amputando membra e speranze. Ripetendosi ogni volta che colpiva: ”No. Non sta succedendo veramente”.
Il fatto di restarsene immobile, dietro il suo schienale, l’aveva reso un bersaglio secondario. Egli infatti preferiva abbattersi contro coloro che aveva sconfitto la paura e si erano mossi nella speranza di sfuggire alla sua danza di morte, pittosto che su coloro che reano rimasti, increduli, a guardarlo.
Nonmuovertinonesistinonmuovertienontivedrànonmuovertieaspettanonmuoverti!Ma nonostante i suoi compagni stessero cadendo, impotenti, uno ad uno, Mayloh stava attuando un piano di fuga sensato. Infatti, una volta percepito le intenzioni di Skywalker, si era spostato in modo da avvicinarsi al comando delle finestre e si apprestava ad aprirle.
Ma la geniale intuizione, suggerita dalla Forza ad un piccolo apprendista, non poteva sfuggire ad un Maestro esperto. Skywalker superò con un balzo due corpicini agonizzanti, per abbattere collerico la sua spada di luce su Mayloh.
Archie lo vide passare a pochi centimetri da lui, con il suo sguardo iroso, prima di vedere l’ampia vetrata della Sala Consiliare aprirsi. E il suo compagno troncato in due.
Una ventata di aria penetrò nella stanza, mentre il giovane omicida sembrava essersi fermato a prendere fiato dopo l’ennesimo sforzo.
Quando la forza desidera che qualcosa accada, l’universo intero cospira perchè questo avvenga.
Spinto da una nuova speranza, il piccolo nautolano corse verso la vetrata, ora aperta. Si domandò se forse anche i suoi compagnucci avessero provato quella senzazione prima di venire falciati, ma non gli importava. Quello che voleva era seguire la Forza e, se questa avesse voluto, lui sarebbe sopravvissuto. Come di impulso chinò la testa tentacoluta e, facendo perno sull’angolo del muro, piroettò andando a sbattere contro il lato esterno della finestra.
Ora la città gli si estendeva davanti, in tutta la sua immensità, pullulante di vita, togliendogli il fiato con lo spaventoso baratro che aveva ai suoi piedi.
Salta! Qui non sopravviverai!Il cornicione, pur essendo molto stretto, poteva essere attraversato in modo piuttosto agevole solo da un bambino. Ciò nonostante il Maestro Skywalker si mosse cautamente all’inseguimento.
Archie si rese conto che la speranza che l’aveva condotto fuori, di fronte quel baratro, era stata solo un’assurda follia. Non aveva scampo e presto sarebbe stato raggiunta dalla lama di luce che lo avrebbe restituito a quel luogo aldilà della forza.
Salta! Lasciati cadere nell’abisso!Incrociò di nuovo gli occhi del suo aggressore e lasciò che quelle emozioni colleriche si riversassero ancora su di lui. Ma questa volta, oltre alla rabbia, alla bramosia e all’odio, Archie percepì anche la paura dell’ignoto e del futuro che albergavano nel giovane Skywalker. E anch’egli, come lui di fronte al brulicante strapiombo, era annichilito dal terrore.
- È arrivato il momento di scegliere, mio piccolo amico verde - disse il Maestro - O me. O l’abisso!
La sua voce era pervasa da un tono spietato, prima di esplodere nella sadica risata di un folle.
Salta! Non lasciare che il sacrificio degli altri sia vano!
Salta ora! Non hai altra possibilità!Era arrivato il momento di saltare.
E, nel vedere il piccolo nautolano gettarsi nel vuoto, lo stesso Anakin Skywalker si stupì di quanto la forza aveva desiderato quel salto.