titolo storia: I quattro invocatori
breve riassunto: una ragazza. un potere particolare. è l'unica? Regan è una ragazza giovane, costretta a vivere in un palazzo oscuro...
se vi ha incuriosito almeno un po leggetela^^ e fatemi sapere cosa ne pensate ok?
raiting: G
personaggi protagonisti: Regan
tipo di storia: è un fantasy forse anche un po' sentimentale.
CAPITOLO 1
C’era una stanza sconfinata, e c’era lei, da sola, aveva freddo.
Inizio a correre, come se stesse cercando qualcuno, il respiro affannoso, le piccole gambe stanche e infreddolite. Ad un tratto lo vide: enorme, stagliarsi nel cielo sconfinato, le grandi ali aperte in volo, il forte corpo avvolto dalle fiamme, in groppa portava un ragazzino con folti capelli neri e rassicuranti occhi verde acqua.
-forza, sali!- la incitò il ragazzino
-Lear… io…-
-dai, non fare la stupida, non c’è tempo!-
-ma nostra madre…!-
-Regan, devi dimenticarla, è una strega, e lo rimarrà per sempre! Avanti, sbrigati!” la incitò di nuovo
-eccoli! Non possono sfuggirci!- un esercito di uomini era ormai arrivato lungo il corridoio. E con il loro aspetto imponente, afferrarono la bimba per le braccia e tentarono di acciuffare anche il ragazzino che velocemente spronò la bestia infuocata a fuggire
“dannazione!” imprecò un giovane uomo con i capelli biondi e un espressione glaciale.
Lear sparì nel cielo stellato e…
Regan si svegliò di soprassalto, era sudata e respirava affannosamente, guardò il suo riflesso nello specchio sporco e malridotto appeso alla parete della sua “stanza”. Una ragazza dagli occhi svegli e lunghi capelli neri ricambiò il suo sguardo. Erano passati dodici anni dall’ultima volta che aveva visto suo fratello Lear, ma ancora molto spesso la notte sognava il loro ultimo incontro. Lear era stato tutto per lei, oltre ad essere suo fratello maggiore, era anche stato una specie di guida, di luce in quella reggia oscura e maligna, ma ormai se n’era andato, era riuscito a fuggire dalle grinfie della loro matrigna Edessa, che da sempre li teneva segregati in quell’oscuro palazzo, nel regno del Tornac. Regan, infatti, aveva visto ben poco del regno nel quale era cresciuta.
Si udì una chiave girare nella toppa della sua cella, la porta si aprì mostrando un giovane alto, dai bei lineamenti, con occhi verdi splendenti e lunghi capelli castani raccolti in una coda.
-ciao Ike!- salutò Regan
-ehilà, piccola!- fece lui con un espressione furbetta che non si addiceva ai lineamenti seri.
-quante volte devo dirti di non chiamarmi piccola?- s’irrigidì lei
-andiamo, lo sai che scherzo! È solo che credevo che ormai avessi ceduto al mio fascino da rubacuori!- scherzò lui
-oh, mio Dio! Sto per svenire! Ti prego, lascia che cada tra le tue forti braccia!!- ironizzò Regan facendo finta di cadere a terra. Ike si era dimostrato un grande amico in quella reggia. Il ragazzo infatti, non era come gli altri Guardinal al servizio di sua madre, lui rideva sempre, si mostrava dolce e disponibile nei confronti della ragazza, e al contrario degli altri, che le rivolgevano sempre sguardi gelidi e contriti.
Ike le aveva raccontato che era diventato Guardinal soltanto per eredità, fosse stato per lui, avrebbe girato il mondo, tornando di tanto in tanto a trovare sua madre…
Ora il giovane la fissava intensamente -devi farlo- le disse in tono lugubre
-lo so…- rispose lei -per quanto ancora durerà tutto questo?-
-credo fin quando non arriverà il tuo guardiano, Ma la verità è che ne so quanto te- sibilò lui
-digli che sto arrivando-
-d’accordo…-
Ike uscì dalla stanza lasciando Regan da sola. perché diavolo quella maledetta la costringeva a restare in quel palazzo e nello stesso tempo ad allenare il suo potere elementare? Questa domanda le ronzava per la testa da quando suo fratello era riuscito a fuggire, Ike le aveva detto che non tutti possiedono il suo potere… che Edessa cercasse in qualche modo di impossessarsene??? Al diavolo! Al diavolo lei e tutti i Guardinal!
Ormai aveva deciso, quando il suo Guardiano sarebbe arrivato, se ne sarebbe fuggita con lui… chissà com’era, ma soprattutto quando sarebbe venuto? I Guardiani sono delle creature superiori agli umani, che arrivano sulla terra sotto qualsiasi forma, e possono arrivare in qualsiasi momento della vita, tanto che Lear se l’era filata a dodici anni con il suo Guardiano, lasciando Regan che ne aveva ormai diciotto, in preda alla disperazione.
Con rabbia uscì dalla porta lasciata aperta da Ike, a guardia della quale ovviamente c’erano due maledettissimi Guardinal, scese l’ampia scalinata e si diresse verso la sconfinata arena nell’ala ovest del palazzo. Saim era lì che l’aspettava, i capelli biondi si muovevano appena alla brezza primaverile, gli occhi glaciali fissi su di lei, una leggera nota di disprezzo sfumava negli occhi grigi, al suo fianco, dominata dalla stessa espressione si ergeva la virile figura del padre Silfaren. Iniziò lo scontro, lei utilizzò di gran lunga la magia alle armi che erano a sua disposizione, preferiva agire attraverso la magia, perché quando la utilizzava, si sentiva libera, essa agiva su Regan come una sorta di droga, quando la utilizzava, dimenticava tutti i problemi, invocava il Ghiaccio, la Terra, l’Acqua e il Fuoco. Questi agivano secondo la sua volontà, ma lei sentiva una profonda affinità con il Ghiaccio, ogni volta che invocava questo infatti, il risultato era di gran lunga migliore.
Ike aveva ragione, pensò Regan, non aveva visto neanche una volta Saim e Silfaren invocare gli elementi, utilizzavano solo la magia potenziale, ma non quella evocativa degli elementi. Solo lei era in grado di invocare i quattro elementi?
Si chiese quand’è che avrebbe scoperto la verità.
-per oggi basta così!- esclamò Silfaren alzandosi sfiancato da terra.
Regan non gli rispose neanche, si girò e se ne andò, incamminandosi scortata da Saim per tornare nella sua cella.
-perché odi la grande Edessa?- le chiese inaspettatamente il giovane
-secondo te?- allibì la ragazza
Il ragazzo non rispose, ormai erano arrivati alla porta della cella, prima di chiudere la porta le disse con sguardo sprezzante: -dovresti portarle più rispetto di tutti noi-
-va al diavolo…- ringhiò lei imprecando alla porta ormai chiusa.
Doveva fare qualcosa, doveva sbrigarsi, non poteva restare lì ancora per molto, sarebbe impazzita. E poi aveva bisogno di risposte, troppe risposte…
Si addormentò, non per molto, sentì un forte rumore da fuori la finestra, si svegliò, si avvicino a quella e la aprì, non c’era niente, fece per richiuderla quando un altro rumore attirò la sua attenzione, si sporse sul davanzale e fu avvolta subito da una luce argentea, fu presa da un tremito, il fascio di luce portava con se un’aria gelida, la luce le cinse la vita, portandola sul letto all’interno della stanza, ad un tratto Regan si accorse che la luce che la stringeva in realtà erano un paio di braccia argentee, si voltò si scatto spaventata, una donna, no, uno spirito, un’essenza… con l’aspetto di una donna, era seduta accanto a lei con il busto argentato volto verso di lei, il viso, del medesimo colore, era bello, gli occhi erano grigi e la pupilla bianca, nonostante questi tratti inquietanti, Regan non era più spaventata, anzi la guardava sorridendo, lei ricambiò mostrando un’antica bellezza.
-Ice…- bisbigliò Regan senza rendersene conto.
Lo spirito la guardò, e con i lunghi capelli bianchi che scintillavano alla luce della luna si lanciò verso la ragazza che con un urlo si accasciò sul letto.
-Rinoa!- si sentì chiamare -non devi avere paura, adesso sono con te, ti ho raggiunta e ti proteggerò, ricordalo, ormai sono dentro te-
Aprì gli occhi, si sentiva meglio di prima, più forte. In più sentiva uno strano calore al petto.
Si avvicinò allo specchio, ebbe un sussulto, il suo petto risplendeva di una luce argentea che dopo un po’ scomparve.
La porta si aprì, era Ike.
-ehi- la salutò lui
-ma che ci fai qui ?- allibì Regan
-come!? sono venuto a scortarti per la colazione!-
-ah…- non mi ero accorta che fosse già mattino
-che hai? Ti vedo un po’ scossa- chiese lui guardandola preoccupato
-no, niente, andiamo!-
Non voleva dire ancora niente a Ike, ma una cosa era certa, adesso poteva andarsene.