**Fan Fiction**

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Cronache: Cercando la felicità
Smak84
TOPIC_ICON12  view post Posted on 1/4/2007, 21:11Quote

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Titolo fanfic: Cronache: cercando la felicità.
Breve riassunto: una studentessa dell'Accademia, un intreccio di dieci vite diverse, tutte che circondano Matilda, tutte in cerca della loro felicità
Dedica:a tutte le mie amiche e a chi sogna ancora la felicità nella vita...scusate per gli errori ortografici! :P
Rating:PG
Personaggi portagonisti:Matilda e le sue amiche
Tipo di FF:...





CRONACHE: CERCANDO LA FELICITA'



"Perché è così che ti frega la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e
ti semina dentro un'immagine, o un odore,
o un suono che poi non te lo togli più.
E quella lì era la felicità.
Lo scopri dopo, quando è troppo tardi."
Alessandro Baricco




Capitolo 1


"Dei giorni felici della nostra vita ci accorgiamo
solo quando hanno ormai lasciato il posto a giorni infelici. "
Arthur Schopenhauer

15 Marzo…Giovedì, ore otto del mattino…2007


Io sono in questo modo, niente di me può essere cambiato...Allora, perché, sto seduta qui, al tavolo di in bar, con una tazza di cioccolata calda, le mani leggere e la testa rintontita da troppi pensieri?
Sulla vetrata davanti a me, c'è il mio riflesso...mi guardo, pensando che per avere ventidue anni, sono proprio piccolina...oltre a questo, però, non mi sembra di avere niente di strano...volto ovale, due occhi marroni, un naso all'in su, una bocca carnosa e i capelli colorati di mogano scuro, fino al collo...forse, un poco spettinati, ma la mattina, è già una fatica alzarsi...figuriamoci pettinare la frangia!Forse è il mio volto troppo imbronciato? Sarà quello ad essere strano in me?Comunque, non mi sembra di vedere niente di male...
Nessuno è così tanto perfetto e io, nella mia imperfezione, posso ritenermi fortunata...non credete?
Sicuramente ho mille difetti...mille insicurezze...quelle te le porti fino a quando respiri e poi, chi non le ha? Chi può svegliarsi la mattina sicuro di se stesso e certo di avere il mondo in tasca? Credo nessuno...
Io però, sono una donna, oramai, dovrei esserlo!Vivo da sola insieme alla mia amica, in un appartamento a Firenze, uno di quei palazzi da incubo, tutto incrostato e con tanti piccoli monolocali...dove solo gli sfortunati studenti potrebbero viverci...a cui non importa in granché dell'umidità che ricopre le pareti...
Da due anni, frequento l'Accademia delle belle Arti...penso, che questi due anni, mi abbiano donato tanto...mi sono trovata in un mondo insensato, dove la parola caos è quotidianità e dentro a quelle mura ho respirato l'odore della fantasia vibrante...non è poco, in un mondo spiaccicato dalla realtà schifosa e dai pregiudizi…
In definitiva…dovrei o no, cavarmela da sola? Soprattutto, credo che dovrei smetterla di riflettere su cosa abbia di tanto strano?
Magari, è proprio questo ad essere sbagliato in me…ma chi può dirlo?
Tutti ci alziamo, almeno un giorno dell’anno, con qualcosa di storto; io…però…mi ci sveglio tutti i giorni di questo periodo…

Parlo della mia vita, come fossi l’unica al mondo…si, purtroppo ho questo difetto…adoro parlare di me!
Guardando la mia tazza di cioccolata calda, così densa…ci scapperebbe una bella metafora con la vita…infondo, se non sbaglio la vita è proprio consistente come la cioccolata…
Io appartengo a una realtà, dove tutti si ostinano a cercare la propria felicità…si…in quasi tutti i casi, almeno per le persone che conosco, esse più o meno hanno un sogno nel cassetto.
Delle sette amiche che ho…nessuna di loro credo, possa ritenersi completa…ognuna di loro, bene o male, ha qualcosa da dire sulla propria felicità.
L’unica però, a domandarselo in continuazione, sono io…mi sono fissata con questa felicità…ogni giorno, che passa, spero di trovare una di quelle risposte che ti abbagliano gli occhi…sperando di non essere illusa…

Mimì se ne sta davanti a me, ha due grandi occhi azzurri, si chiudono mentre beve il suo caffè; posa la tazzina e apre il giornale, con una tranquillità spaventosa…ogni tanto, i suoi occhi splendenti si spalancano dallo stupore e il mento allungato si irrigidisce, ma dopo un attimo, la sua espressione ritorna rilassata…come se tutto fosse scivolato dietro la schiena.
Iniziamo a parlare proprio di lei…la mia prima amica che circonda la mia esistenza…vive con me…dorme con me…studia con me…credo che praticamente, qualsiasi cosa, la fa insieme a me o quasi…e io…io vorrei essere lei per un giorno, sembra che niente possa preoccuparla: si arrabbia di rado, però, quando succede, si trasforma in una tigre famelica…meglio non esserci!Di solito le sue prede, sono sempre persone che si meritano di peggio!
Probabilmente la sua innata tranquillità…è solo una mia impressione…forse pure lei, nella sua testa, cova mille dubbi e incertezze sulla felicità…sa solo nasconderli meglio.
Mimì è innamorata…ha avuto la sua delusione…ma adesso come il mare, il suo cuore è tornato ad essere placido e sereno…si vede solo dalla sua faccia, volto stanco e accaldato, ma in pace con il resto del mondo.
Ama Johnny, lui vive a Londra…è il cantante di un complesso che si chiama RockRed, famoso direi, visto che i loro pezzi brit-pop vengono trasmessi decine di volte su qualsiasi radio in circolazione…
Si sono conosciuti nell’estate del 2006, un estate in cui la mia Mimì è partita per passare qualche mese a Londra…io, invece….mi sono fatta distruggere da una storia, iniziata in modo pessimo e finita peggio…così, oltre ad aver rinunciato a passare un estate bellissima a Londra, ho dovuto fare i conti per l’ennesima volta con la parola amore…
Ora che ci penso…credevo realmente di essermi innamorata di nuovo…comunque, qualunque cosa provassi dovrò abituarmi a non caderci mai più…almeno per il prossimi anni a venire…
Ecco, una delle parole che si usano spesso nella vita…ABITUDINE…Ne parliamo? E’ sempre la stessa storia, quella parola trasmette un impulso al cervello delle persone e le priva di fare la scelta giusta e coerente…ci troviamo ad aver paura di restare soli, di non avere più le stesse consuetudini, che ha noi ci sembrano reali…pensi di amare una persona, solo perché te la trovi spiattellata tutti i giorni e ormai fa così parte di te…da credere che il suo mondo si collegato al tuo…inizia così, il procedimento inverso…ti svegli una mattina, pensando: “Ma chi caspita me lo fa fare?” e capisci di sbagliare in pieno…
Ti trovi davanti a una cioccolata calda, che adesso sarà fredda, soltanto perché un dottore ti vieta qualsiasi cosa finisca con –ina…caffeina, teina, nicotina…e speri…speri di non innamorarti mai più…di trovare quella felicità che spetta a tutti…più o meno…
Mimì alza gli occhi al cielo, mentre io torno con i piedi per terra…poi mi guarda…si…pure lei come me cerca delle risposte…come biasimarla, lontana da Johnny…lontana dal suo amore…

Dalla vetrata la faccia rotonda di Albert mi fa una linguaccia, capelli nerissimi e corti, grugno stanco e assonnato, pantaloni larghi e sporchi di bomboletta, si muovono con lui, mentre spiaccica la sua faccia al vetro.
Io gli sorrido e lo mando a quel paese.
Esco dal bar e mi accendo una sigaretta, lui mi fa una smorfia di disgusto: < Boccetta!La devi smettere di fumare!> borbotta, mentre Mimì esce in strada.
< So benissimo da sola che mi fa male!Ma che ci devo fare? Non bevo caffè da mesi, non mi ubriaco da mesi…almeno una sigaretta lasciamela fumare in pace!> rispondo, pensando che anche la nicotina…finisce con –ina.
Albert cammina veloce, a passo sicuro verso la maestosa entrata dell’Accademia delle belle Arti, il portone con l’opera di Della Robbia, ci da il benvenuto da due anni…
Io, ogni volta che passo da quel portone…ricordo solo la settimana truce trascorsa a fare gli esami di ammissione e il primo giorno di lezione…come tanti fantasmi, rivedo i volti scavati e preoccupati di tanti come me…incerti di ciò che gli aspettava entrando in quella scuola.
Mi blocco ad ascoltare, la suoneria del mio cellulare, curiosa di comprendere chi ha la voglia di chiamarmi alle nove del mattino.
Prendo dalla borsa il cellulare, sollevandolo e guardando lo schermo illuminato…è Andrew, rispondo veloce: < Pronto?>
< Matilda, buongiorno!Non dirmi che ti ho svegliata?> Andrew ha la voce, molto più sveglia della mia e io, già sbigottita di sentirlo, dopo un mese intero di brevi e concise e-mail, rimango ancora più smarrita: < Ehi, ma ti disturbo?>
< No…dimmi…comunque non dormivo, sto entrando adesso in Accademia!>
< Certo…certo…> sghignazza lui < Devo darti una notizia eccezionale!>
Io sorrido, pensando che il mio migliore amico è il re delle sorprese e questa non è certo una novità: < Su, dimmi…>
< Pronta?>
< Eh, dai!> lo incoraggio io.
< Ho trovato lavoro a Londra e tra un paio di settimane, vengo a trovarvi!>
< No, sul serio?>
< Si, mi hanno preso allo studio dove ho fatto tirocinio!Ieri ho firmato il contratto!>
< Sono felicissima!>
< Senti…> la voce di Andrew si fa un po’ più cupa < Quando vengo a Firenze, posso restare da te e Mimì? Preferisco stare con voi, che andare da Rebby!Adoro mia cugina, ma il suo fidanzato proprio non lo reggo!>
< Non ci sono problemi!> sorrido io < Adesso devo andare, appena torno a casa cerco di chiamarti!> riaggancio con il sorriso ancora sulla faccia…finalmente una buona notizia, per rendere almeno quel giorno indimenticabile.

Più o meno mezzogiorno…io ho il mio mp3 agli orecchi, stendo la tinta acrilica sul foglio, Albert salta da una sedia all’altra, blaterando rumorosamente con l’amico Lorent.
Alzo gli occhi e vedo Ely accanto a me, intenta a finire un disegno per la revisione; bella e formosa, sono le parole appropriate per lei…un sorriso splendente e un egocentrismo da mettere paura…ma se non ci fosse lei…dovremmo inventarcela identica!Mora con i capelli lunghi e i gli occhi scuri, parlotta con Nicolaus, che sembra ascoltarla a momenti…è fatto così…dopo un po’ ci fai l’abitudine, avvolte sembra che nemmeno ascolti ciò che dici…ma poi alla perfezione ti risponde e tu ti stupisci.
Ely è un'altra delle mie amiche che sicuramente cerca la sua felicità… credo, abbia ancora molta strada da fare…ama Simo, un ragazzo del nostro stesso corso…hanno avuto per qualche mese una relazione intensa…e poi…da un giorno all’altro tutto si è raffreddato…
Tornando al fracasso che c’è nella nostra aula di Decorazione, penso che io e Mimì, siamo le uniche a lavorare seriamente questa mattina; anche lei intenta come me a creare qualcosa di suo…che poi alla fine non è mai, proprio tuo del tutto…si, perché anche se cerchi di metterci dentro un po’ della tua anima, cerchi sempre di farlo in modo che vada bene al professore…così quel poco che ci metti alla fine è ciò che il professore non vuole da te…insomma un vero rompicapo!
< Ehi, Boccetta!Ma oggi hai proprio voglia di lavorare!Non ti sei fermata un attimo!> Lorent mi sorride, osservando il mio disegno.
< Che ore sono?> gli chiedo.
< Mezzogiorno e mezzo!> sorride lui.
< Mimì, andiamo a mensa?> chiedo guardandola dall’altra parte della stanza.
Mentre lei si volta per rispondere, entra Sabina e sorride compiaciuta come tutte le mattine.
Ecco la classica ragazza, che non conosce la parola paranoia e quanto meno la parola gentilezza, cortesia, altruismo?no…proprio non le conosce…un esempio di chi si sveglia la mattina e si sente il mondo in pugno e la sicurezza in tasca!
Come biasimarla…figlia di un artista che conosce la metà dei suoi professori…lei di certo non deve svegliarsi la mattina sperando che l’acqua calda funzioni…
Si siede comoda vicino a Mimì, la guarda con aria di sfida, come tutte le mattine…Mimì ricambia con un espressione truce.
< Non ti ha ancora chiamato?> Sabina pronuncia la domanda come se fosse qualcosa di meccanico.
Mimì nemmeno la guarda più, si gira verso il suo disegno e continua il suo lavoro.
< Ah!Ah!> Sabina ride e io mi rendo conto di odiare le sue risate così grasse: < Sapevo che tra voi non poteva durare!Credimi, io non vi avrei dato nemmeno un anno!>
Io la guardo torva, ma perché Mimì continua a essere così rilassata e se ne sta zitta senza dire niente?
< Maty andiamo a mangiare!> Mimì si volta verso di me e mi sorride.
Che cosa? Penso io, seguendola fuori dall’aula.

Mentre cammino a passo veloce accanto a lei, penso che la mia amica oggi ha qualche rotella fuori posto.
< Ma che ti è preso in aula? Perché non le hai urlato contro di farsi i cazzi suoi?> dico svoltando l’angolo della strada, dove si trova l’edificio della mensa universitaria.
Un edificio che sembra una galera più che una mensa pubblica…comunque oltre ai muri gialli che avrebbero bisogno di una bella verniciata…di solito le scale sono sempre allagate…anche quando non ha piovuto per settimane.
L’unica nota positiva?Il cibo è buono e non costa molto, in più ci sono due terrazzini, che fanno tanto Romea e Giulietta, dove io di solito mi affaccio, per vedere se riuscissi a trovare il mio Romeo…e come sempre urlo al vento…
< Per il semplice motivo che lei non merita risposta!> dice lei < Johnny mi ha chiamato questa mattina!Erano passati solo due giorni dall’ultima volta che ci siamo sentiti e lei già cantava vittoria!> ride lei compiaciuta.
< Io non la capisco, non le mai importato di lui, fino a quando non te la fatto conoscere e vi siete messi insieme!> sospiro io.
< Sei proprio un ingenua!> pronuncia lei mentre saliamo le scale < Fino a quando hai una cosa e sai di averla per te, non ci fai caso, ma quando non hai più il primato su di essa, scatta la gelosia!A lei non interessa Johnny, interessa solo perché è famoso e poteva pomparsi davanti agli altri di conoscerlo bene, adesso non lo può più fare…>
No, Mimì e le sue rotelle erano in sintonia perfetta, erano le mie che ingranavano poco come sempre.
Scoppio a ridere in faccia a un tizio che fa la fila davanti a me, questo si gira e mi guarda male.
< Perché ti ha chiamato dopo due giorni?> mi ricompongo io, con ancora il tipo d’avanti che mi guarda male.
< Erano in tour a Parigi!Figurati se aveva il tempo per chiamarmi!> dice, mentre siede, con il vassoio colmo di cibo, al tavolo.
Io la seguo in silenzio, ma appena seduta le faccio un'altra domanda: < Ma non ti scoccia che non ti chiami perché non ha tempo nemmeno per cinque minuti?>
< Si…insomma, qualche volta mi scoccia…ma è solo perché stiamo sempre lontani!Infondo, non posso aspettarmi da un musicista all’apice del successo di avere il tempo di chiamarmi in continuazione…>
Io sorrido, almeno lei a qualcuno che ogni tanto la chiama, in alcuni giorni mi dimentico anche di avere il cellulare…

Ora soffermiamoci sulla mia felicità!Secondo voi una che fa una vita come la mia, piena di persone, oggetti, sensazioni, sentimenti ecc…è felice? Potrei suggerirvi la risposta…ma allora che scrivo a fare? Sicuramente per me stessa, questo è poco ma sicuro, visto che oggi come oggi, il miglior modo per comunicare è diventato questo, nessuno a più voglia di dire la propria guardandoti negli occhi e neanche se ti volti di spalle te la dice, no…adesso, abbiamo i messaggi al cellulare, le video chiamate, l’e-mail…questi sono i sentimenti…va bene…scusatemi sto andando fuori argomento…comunque, siamo sicuri che ci sia la felicità nella mia vita? Bhè, non lo so devo ancora osservare lentamente…
 
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Smak84
view post Posted on 2/4/2007, 21:31Quote

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Capitolo 2



16 Marzo…Venerdì…2007

< Maty, ti vuoi svegliare?> Mimì mi urla in faccia e io, invece, mi volto dall’altra parte.
Sono un caso patologico!Lei lo sa bene…continua, però, ha incanzarsi tutte le mattine!
< Benissimo, fai come vuoi!Io vado alle revisioni, tu dormi pure!Peggio per te!>
Sento chiudere la porta dell’appartamento, finalmente il mio amato silenzio, mi volto nel letto e guardo che ore sono…le otto…altri cinque minuti…poi mi alzo di sicuro e i miei occhi si chiudono da soli.
Cinque minuti?Spalanco gli occhi e per magia l’orologio sopra il comodino segna le undici!Cazzo!E’ tardissimo!
Salto dal letto e corro in bagno, con il cuore che mi pulsa ovunque; ma perché ogni volta la stessa storia?Riuscirò mai a svegliami in tempo per qualcosa?
Revisioni…non ho ancora capito bene che significhi, ma questo non è un problema, tanto ogni mese mi spetta ugualmente!
Questo consiste nel fare delle corse pazzesche, che cominciano il giorno prima della data stabilita; perché di solito mi ritrovo a fare tutto il giorno prima.
Corro nell’aula di Decorazione, pensando che avvolte dovrei dare retta a Mimì che mi urla nell’orecchio, mi ritrovo a palare da sola “Ti prego!Fai che vada tutto bene!”, mi scontro con un ragazzo che aspetta di entrare in segreteria, mi ritrovo a fare due rampe di scale in salita e una in discesa, arrivo davanti alla porta dell’aula con il fiatone e la cartellina mezza aperta.
Sono l’unica in quella stanza e forse pure l’ultima a fare la revisione; entro e trovo il professore davanti allo schermo del computer.
< Buongiorno professore!>
Lui si volta di scatto e mi guarda incuriosito: < Ecco, mancava qualcuno all’appello!>
Io scoppio a ridere, adoro quel professore.
Lo adoro perché è un vero artista, lo adoro perché è stata la prima persona a farmi capire da dove viene l’arte: dal cuore e dal sapere, e quando sei riuscito a mescolare bene i due elementi, ti ritrovi in un vortice di sensazioni di cui non puoi più fare a meno…un po’ come l’amore? Si, ma l’amore non ha certo bisogno del sapere, anzi, meno sai e più sei innamorata…credo che nessun professore per adesso potrà mai aprimi gli occhi su questo concetto.
Lui mi guarda con aria seriosa, mentre mostro lentamente le varie tavole.
Sorride all’ultima e guarda il registro segnando velocemente con la matita, io non saprò mai quello che c’è scritto.
< Bene, Matilda!Hai lavorato molto bene!Anche se l’ultimo lavoro è un po’ azzardato…dobbiamo fare un salto indietro, non sei ancora pronta per certe sfumature!>
Ecco!Ci siamo!Quello che vi avevo detto!L’ultimo lavoro è l’unico in cui ho seguito me stessa, in cui ho dato libero sfogo a ciò che provo e al professore, non piace.
< Mi piace moltissimo il collage!Complimenti!Molto bello!Anche se cambierei il colore dello sfondo!>
Io sorrido, quello è il lavoro che a me non piaceva per niente: <si, Professore!>
< Bene, adesso voglio che tu utilizzi il compensato per riprodurre il lavoro in vari livelli!>
Io spalanco gli occhi, non mi ci vedo proprio per niente a tagliare pezzi di legno!Mai fatto in vita mia…ma questo non importa…imparerò.
< Bene!Ci vediamo a lezione!E svegliati prima la mattina!> sorride lui, riprendendo il suo posto davanti al computer.
Io esco di corsa e scendo le scale come un fulmine…adesso ho la revisione di Disegno e ho veramente tanta paura…
Io e il Professore di Disegno non siamo in ottimi rapporti, purtroppo due uragani che si scontrano ad ogni revisione.
Entro nell’aula, li l’aria è molto diversa da quella di Decorazione, la gente sembra non avere più un anima quando entra in quello stanzone…un silenzio così angosciante, sembra di essere in un monastero!
Il Professore sbraita seduto dietro alla scrivania, la vittima è Albert e io inghiottisco lentamente, mentre vedo con la coda dell’occhio Mimì che mi fa cenno con la mano.
Dopo Albert toccherà sicuramente a me…è giunta l’ora del mio calvario e io non sono per niente contenta di questo…

Come supponevo la mia revisione di Disegno è stata pessima e seduta al tavolo in cucina, guardo annoiata Albert mangiarsi la pasta che ho preparato.
Mimì è alle prese con la macchina del caffè, Ely e Lorent stanno avendo una conversazione sul prossimo esame di Storia dell’Arte al nostro stesso tavolo, ma io continuo ad essere troppo annoiata per unirmi a loro, preferisco guardare masticare Albert, pensando alle mie disgrazie.
Rebby se ne sta in piedi alla porta, è arrivata da poco nell’appartamento, visto che aveva un buco libero di un ora è passata a salutarci.
Rebby, ci conosciamo dalle superiori…nove anni di vita con lei…potrei chiamarla quasi sorella…sorride a Mimì, con i suoi grandi occhi neri e lunghi capelli scuri…anche, lei innamorata da circa quattro anni, convive con Fede, il suo fidanzato.
Penso sia l’unica ad aver trovato la felicità…insomma non le manca niente, si sta per laureare in Fotografia…vive con il suo ragazzo e entrambi si amano…
< E’ inutile che tu faccia il muso da pesce lesso!Ti sta bene, non hai lavorato per tutto il mese…> mi brontola Albert a bocca piena.
< Non ho lavorato? Per Decorazione mi sono fatta in quattro!> ruggisco io.
< Non esiste solo quella materia!>
< Ma che vuoi? Non mi importa niente…>
< Si, che ti importa!E’ da quando hai fatto la revisione che sembri uno zombi!> Mimì prende le difese di Albert.
< Va bene, avete ragione voi…ho sbagliato a non lavorare!Contenti?> mi alzo stanca di sentirli borbottare contro di me e esco dalla cucina per andare in sala, Rebby mi segue e si siede sul divano, mi guarda, io sto pensando a come cominciare il lavoro con il compensato.
< Si!Siamo contenti se hai imparato la lezione!> mi sento urlare dietro da Albert.
< Imparata!> rispondo io urlando e concentrandomi sul colore da usare per lo sfondo…forse l’argento?o magari il celeste?
< Io userei il celeste!> mi dice Rebby.
Io continuo a rimuginare sul colore più adatto e intanto, sento Ely urlare dalla cucina:
< Correte!Sono arrivati!>
Chi è arrivato? Io e Rebby ci guardiamo con un espressione perplessa; sbuffo, gettando da parte il pennello.
Possibile che sia sempre l’ultima a sapere le cose?Mi avvio in cucina e trovo le due mie amiche affacciate alla finestra che guardano giù, agitando le mani e urlando a qualcuno.
< Che succede?> Rebby è dietro di me e interroga Albert che non ha lasciato la sua postazione, davanti alla pasta al ragù.
< Sono arrivati l’inquilini di Ely!> sbuffa Lorent guardandomi, anche a lui non gli importa niente, è sempre seduto al tavolo e si beve un succo di frutta.
< Ely?E quanti sono?> chiede Rebby.
< In otto!Tutti bellissimi ragazzi!> ride lei, voltandosi verso di lei.
< Otto? E dove li fai dormire?E poi, tutto questo casino per loro?> dico io.
< Tu non capisci!Non sai chi sono…> Ely sembra al settimo cielo.
Mimì sorride compiaciuta: < Sono una band ska-pank di Roma!Il cantante è amico di Ely, si sono conosciuti in vacanza!>
< Ma…> sbuffo io sedendomi vicino a Lorent.
< Che lagna che sei!> brontola Ely < Quando li avrai conosciuti, vedrai, che cambierai idea!> aggiunge Ely, uscendo dalla cucina, io la seguo: < Dove vai?>
< Ad aprire il portone e dare il benvenuto!> Ely apre la porta.
< Ma che ci sono venuti a fare a Firenze?>
< Li ho invitati io a stare da me!Tanto staranno qui per qualche mese e almeno avrò compagnia nell’appartamento!> mi risponde chiudendo la porta.
Mimì mi raggiunge e sorride: < Sono qui per fare alcune serate nelle vicinanze!Non vedo l’ora di sentirli dal vivo!> ridacchia, io la seguo in cucina, pensando che ci mancava solo una band in quel condominio!
Albert muove la testa infastidito: < Certo, voi donne siete proprio delle civette quando vi ci mettete!>
< Ehi!Parla per loro!> dico io.
< Io mi dissocio…a me non importa proprio niente!Anzi, me ne vado pure a casa!Fede sarà tornato da lavoro!> Rebby prende la sua giacca e se ne va via dall’appartamento.
< Io spero solo che non si mettano a provare all’una di notte!> rido io.
< Che ti importa?> mi dici sarcastico Lorent < Tanto tu all’una sei sempre sveglia!Non ti ho mai visto andare a letto ad un ora decente!>

Tre ore…passate da sola nell’appartamento, non faccio che tagliare legno, possibile che non riesca a fare un lavoro presentabile?
Il compensato dovrebbe essere facile da tagliare, ma io oggi proprio non sono in vena di bricolage.
Mimì è andata con Albert e Lorent in giro per Firenze, non mi sono persa niente…sempre le stesse facce, gli stessi discorsi e gli stessi posti.
Però, sono le otto di sera e nessuno è ancora tornato, sarà meglio chiamare Mimì?
Prendo il cellulare e compongo il numero velocemente; dopo qualche minuto lei mi risponde ridendo:
< Che c’è?> mi chiede.
< Niente, volevo sapere se tornavi a cena!> rispondo io scocciata.
< No, resto fuori con Albert e Lorent!Siamo al Rocking, ci vediamo dopo cena!>
< Va bene!> rispondo riagganciando.
Sconsolata vado in cucina, non ho nemmeno fame…guardo nel frigo…non ho voglia di cucinare.
Il cellulare comincia a suonare.
Rispondo scocciata senza neanche guardare il display: < Pronto?>
< Maty!Sono Kiky!>
< Ciao bellissima!> rispondo dopo qualche secondo, alla fidanzata di Boris, il migliore amico di Mimì.
< Domani sera vieni al Finder?>
< Certo, come tutti i sabati!> dico io sorridendo
< Benissimo…> borbotta lei.
< Kiky?> qualcosa non quadra < Mi hai chiamato solo per chiedermi di venire al Finder?>
< Oh…Maty…scusami…sono un po’ sconsolata in questi giorni…comunque domani ci vediamo e se possiamo parliamo un po’!>
< Certo!> rido io < Spettegoliamo di Boris!>
Lei scoppia a ridere: < Si, a domani!> mentre mi saluta riaggancia.
Kiky ha diciassette anni, è l’amica più piccola che io e Mimì abbiamo, si è fidanzata con Boris da un anno…insieme sono bellissimi…lei, capelli castani e grandi occhi verdi…lui, capelli chiari e occhi nocciola…entrambi due persone stupende…
Ma la mia Kiky, che per me è come una sorella minore, è portata ad avere i suoi piccoli dubbi da adolescente…quei dubbi che io le ripeto sempre, non passano nemmeno quando cresci…
Tornando a me…il mio cellulare suona di nuovo…io questa volta non rispondo…è Greg e non ne vale la pena…soprattutto non ho il morale adatto per rispondere a lui.
Quel cretino sono settimane che continua a chiamare…forse non ha ancora capito che non torneremo mai insieme e nemmeno ho intenzione di averlo per amico.
Un ragazzo come lui, che mentre ti giura amore eterno…va a letto con altre donne…io, stupida a crederci…
Poggio il cellulare sul tavolo, mentre il campanello della porta suona.
Bene, oggi è la giornata peggiore che possa aver vissuto in quella settimana, penso, chiudendo il frigo…basta, la fame è passata del tutto!
Raggiungo la porta e apro inferocita.
Mi trovo davanti un ragazzo…volto squadrato, fossetta sul mento, occhi grandi e verdi, capelli castani e spettinati e il naso più perfetto che io abbia mai guardato…mi sorride un po’ imbarazzato.
< Ciao!> mi dice.
< Ciao!> io rispondo curiosa.
< Piacere Bonny!Sono amico di Ely!>
Collego ogni cosa, è sicuramente uno degli otto ragazzi della band, ma che cerca da me alle otto di sera?
< Piacere Matilda!Amica di Ely!> rido io, stringendo la sua mano; lui si avvicina al mio volto guardandomi perplesso.
Il mio cuore smette di battere per un istante, lui è troppo vicino…sento il suo respiro sulle mie guance, un po’ accaldate dal rossore.
Alza il braccio e mi tocca i capelli: < Hai la segatura da per tutto!> sorride, continuando a togliermela, poi si allontana dalla mia faccia e io ricomincio a respirare.
< Ah!> rido io, pensando di essere una bella frana < Scusami, stavo facendo un progetto per l’Accademia!>
< Non ti preoccupare!> sorride lui < Ely è uscita a comprare le pizze!Mi ha chiesto di sentire se volevate mangiare con noi!>
Io lo guardo, possibile che un ragazzo abbia un naso così perfetto?
< Ehmm, la mia amica è uscita per cena…non so…io non ho molta fame!>
Lui si gratta la testa: < Puoi venire a farci compagnia!>
< Certo…si…bene, vengo tra poco!Prima mi faccio una doccia!> rido io.

Busso alla porta di Ely e ad aprirmi è un ragazzo snello, con i capelli corti nerissimi e due grandi occhi azzurro cielo.
Mi sorride pronunciandomi un “Ciao” meccanico e mi fa entrare, esclamando in inglese: < Ely has beautifull friends!>
Entrando scoppio a ridere e noto che stava parlando con il ragazzo di prima, Bonny, se ne sta seduto sul divano a fiorellini viola di Ely.
Lui mi guarda poi sghignazza: < Vuoi la traduzione di cosa ha detto Rich?> mi dice.
< Credo di averlo capito da sola!> arrossisco io.
Rich, è quindi il ragazzo che mi ha aperto la porta, mi guarda ancora divertito.
Bonny si alza dal divano e se ne va in cucina.
Mi lascia sola con Rich, che continua a guardarmi e io mi sento nel panico più completo.
< Hello!> pronuncio timidamente < I’m Valentina!> allungo la mano per stringere la sua, lui la prende e l’avvicina alla bocca baciandola.
< I’m Rich!> io divento ancora più rossa, possibile che tutti questi tizi, siano così carini, come loro due? Forse, Ely non aveva tutti i torti prima, a essere così emozionata…
< Comunque parlo l’italiano molto meglio di Bonny!> ride lui mentre Ely entra in salotto ancora con il sorriso stampato in faccia.
< Ah, Maty!Alla fine sei venuta!>
< Si…ero sola…> dico io seguendola in cucina.
Mi ritrovo in un cataclisma, non avevo mai visto la cucina di Ely così affollata e scompigliata.
Ci sono scatole di pizza aperte ovunque, patatine di ogni genere, birre sul tavolo mezze aperte e sette ragazzi che parlottano tra di loro, ridono, scherzano, si prendono in giro in inglese e in romano.
Io mi metto in un angolo, me la cavo a malapena con l’inglese, figuriamoci se poi, timida come sono mi metto a far bisboccia con loro.
Ely si siede vicino a un ragazzo con un cappellino, con una schiena enorme e il volto quadrato.
Lui è il primo ad accorgersi di me, mi sorride e dice qualcosa all’orecchio a Ely.
Lei mi guarda e ride: < Vale mi ha appena detto Ronny, che puoi sederti, per adesso nessuno di loro a mai mangiato qualcuno!>
Bonny è l’unico a capire nel fracasso quello che mi dice Ely, si alza e mi porge la sua sedia.
Io sorrido, sono così imbarazzata, mi avvicino alla sedia e mentre guardo lui sedersi vicino a me, mi siedo anch’io.
Il ragazzo accanto, anche lui con un cappellino mi sorride e prende una birra dal tavolo.
Rich ci raggiunge in cucina e si siede vicino a Ely, che lo guarda con sguardo complice.
In quel momento mi rendo conto che quei due in passato non erano solo ottimi amici, lo vedo da lei, il suo impaccio è palese e poi lui le passa una mano tra i capelli neri e lunghi.
< Maty!Ma Mimì dov’è?>
< Con Lorent e Albert, sono andati a magiare al Rocking!Tornano dopo cena, le ho mandato un messaggio per avvertirla che sono qui!>
Ely si alza e prende l’unica scatola di pizza non ancora aperta, me la fa passare da Bonny e me la trovo sul tavolo davanti a me.
La apro, pizza con la rucola, sorrido compiaciuta.
< Ely, hai preso la mia preferita!> le dico, finalmente la fame mi è tornata.
< Si…> sorride lei.
< Mi dai un pezzo di pizza?> mi chiede Bonny, mentre io addento il primo pezzo.
< Bonny ma ti sei mangiato già due pizze!> ride Rich.
Bonny nemmeno lo ascolta e si prende un pezzo della mia pizza.
< Grazie!> mi sorride.
< Prego!> rispondo io con ancora il boccone in bocca.
Di nuovo qualcuno mi chiama, il mio cellulare inizia a suonare e io sbuffo, mi alzo dalla sedia, stanca di rispondere a tutte quelle chiamate.
Di solito il mio telefonino non suona per intere giornate, invece oggi sembra che tutti si siano messi d’accordo.
Prendo il cellulare e rispondo con ancora il sapore del pomodoro in bocca: < Pronto?>
< Maty, sono Rebby!>
Io sgrano gli occhi, la mia amica sta piangendo.
< Che succede?> guardo Ely e gli faccio segno che devo uscire dalla stanza.
Quando mi ritrovo nel pianerottolo, mi siedo sulle scale e la mia amica continua a singhiozzare rumorosamente: < Rebby!Vuoi dirmi che succede!> brontolo io.
< Fede mi ha lasciato!No….cioè, lo lasciato io…era con un'altra al Rocking!Lo beccato in pieno!>
Non posso crederci, Fede che tradisce Rebby? Sono anni che stanno insieme, tutti li davamo per sposati.
< Dove sei adesso?> dico io sconsolata, l’amore è proprio una merda, penso.
< Sono con Fendy, stanotte vengo a dormire da voi!Io a casa con lui non ci torno!> mi dice inferocita.
< Va bene, tranquilla, puoi stare da noi fino a quando vuoi!> cerco di stare tranquilla io per prima, se avessi Fede davanti lo avrei già menato.
Rebby riaggancia e io mi trovo con il cellulare in mano, lo guardo, un oggetto a cui in questi casi farei a meno; mi sento strana, fino a un momento fa ero contenta, ma adesso, adesso sento lo stomaco attorcigliarsi e sento le lacrime salirmi agli occhi.
Scrollo la testa, che faccio? Piango perché Fede tradisce Rebby? Io che centro, mica la tradisce con me…ma mi sento ferita, ferita come se fossi Rebby…forse perché non credo più all’amore, forse perché anche l’ultima bagliore di speranza che avevo è crollato.
Mi asciugo il volto e mi guardo le mie all- stars ai piedi, sono giallo limone, il colore con cui tappezzerei il mondo…in un attimo mi sento un pochino meglio.
Dietro di me si apre la porta dell’appartamento di Ely, Bonny compare e mi guarda fissare le scarpe.
< Ecco dov’eri finita!> la sua voce interrompe la mia solitudine, mi giro agitata e lo guardo con ancora gli occhi che mi brillano dal pianto.
Lui se ne accorge, il suo sorriso si spenge dalla faccia.
Io non dico nulla torno a guardarmi le scarpe di nuovo.
Lui chiude la porta dietro a se e si siede sullo scalino, non parla, mi guarda ancora.
Io alzo gli occhi, che cazzo guarda? Penso, poi scoppio di nuovo a piangere, questa volta però sono lacrime vere.
Lui continua a non parlare, io nascondo il volto bagnato tra le mie ginocchia, ma non riesco a smettere!Mi accarezza i capelli, come se volesse calmare il mio tormento, no….nessuno ci può riuscire, nemmeno tu…anche se sei bellissimo…anche se appena ti guardo arrossisco.

Dopo mezz’ora mi ritrovo a parlare con un perfetto sconosciuto di quello che mi rade al suolo l’anima da anni.
Lui non parla, annuisce, mi ascolta, mi sorride e poi ogni tanto abbassa gli occhi.
< Sei mai stato innamorato?> gli chiedo quando finalmente le mie lacrime sono prosciugate.
< Si…> sorride lui < due volte…>
< Io soltanto una!> rispondo mentre tirò su con il naso, avrei bisogno di lavarmi il viso, devo avere il trucco tutto impiastricciato, sicuramente non sono molto attraente in questo momento, ma non mi importa…non devo piacere a nessuno.
< Di lui?>
< Si…> balbetto io <…dopo la sua morte non mi sono più innamorata…>
Lui non replica, abbassa gli occhi giocherellando con le mani.
< Infondo…> pronuncio io guardando di nuovo le mie scarpe <… Non ci si innamora certo tutti i giorni…e poi…a me l’amore ha fatto solo rimpiangere di essere nata!>
In quell’istante lui alza lo sguardo, i suoi occhi si illuminano di uno strano bagliore: < Non dire questo!> lo dice con aria seria e tenace, come se volesse farmi cambiare parere con solo tre parole confusionali < Niente ti deve far rimpiangere di essere nata!>
Sembra quasi arrabbiato ma cerca di sorridermi: < L’amore è una cosa bellissima, proprio perché può riuscire a darti tante emozioni tutte insieme!>
< Non è l’unica cosa che da tante emozioni tutte insieme!> ribatto io < L’arte mi trasmette tutte le emozioni che voglio!>
< Non certo come l’amore!> ride lui.
< Tu suoni, no?>
< Si…>mi risponde lui.
< Cosa suoni nella band?>
< La Tromba!>
< Bene!> lo guardo io < Quando suonate, non provi tante emozioni tutte insieme?>
< Certo!Adoro suonare, ma credimi, innamorarsi è qualcosa di ancora più grande…>
< Si!> mi alzo e sorrido, inutile continuare a parlarne, la pensiamo in modo troppo diverso
< L’amore ti annienta l’anima!> finisco la frase e mi avvicino alla porta per rientrare nell’appartamento.

Mentre io me ne stavo fuori a piangermi addosso, la maggior parte dei ragazzi se ne era andata a dormire.
L’appartamento di Ely, in confronto a quello mio e di Fendy, è il doppio: ha tre camere da letto e il salotto è il triplo del nostro.
Ely se ne sta in cucina aiutata da Rich, stanno pulendo ogni cosa; in sala, seduti sul divano vedo il ragazzo di nome Ronny e l’altro tizio che a tavola era accanto a me.
Non si accorgono di me, io mi dirigo subito in cucina e trovo Ely che ride, mentre Rich è intento a lavare i bicchieri.
< Dov’eri finita?> mi chiede Ely.
Io li guardo, mi sembra così intenso il loro rapporto, sembra che quei due si siano amati tantissimo in passato.
< Ero a parlare al telefono con Rebby!E’ successo un po’ di casino tra lei e Fede!Infatti, se vuoi ti aiuto a pulire e poi devo salire per sistemare un letto in più!>
< Resta da voi a dormire?Cavolo, allora devono aver litigato pesantemente!> Ely smette di sorridere per un attimo, lo so, di sicuro a notato i miei occhi gonfi.
Io cerco di non far caso al suo sguardo e sorrido: < Si!Comunque non preoccuparti, hai già tante cose a cui pensare!>
Mentre aiuto i due a sistemare, Bonny si affaccia alla cucina.
< Avete bisogno d’aiuto?>
< No, abbiamo finito!> Rich risponde sbadigliando.
Io mi avvicino alla borsa e la prendo di corsa, non riesco a guardare Bonny negli occhi, come se qualcosa in lui mi avesse fatto infuriare.
< Ely ci vediamo domani!> dico mentre sorpasso Bonny e esco dall’appartamento.

Mimì e Rebby sono già tornate in appartamento; trovo seduta Rebby sul divano, gli occhi impallati in un punto della casa, nemmeno si accorge di me; anche quando rumorosamente mi getto seduta accanto.
Mimì esce dalla cucina, mi guarda con sguardo complice e io le sorrido.
Loro sono l’unica cosa che mi appartiene adesso, l’uniche persone che fanno parte del mio passato e del mio presente; veder star male una di loro è come se fossi io la vittima.
L’abbraccio, anche se lei sembra non sentire il mio calore, continua a guardare quel punto fisso, chi sa che cosa pensa la sua testa in questo momento? Le sue mani sono così fredde e la sua faccia così bianca e senza espressione.
< Tieni, prendi questa!> sussurra Mimì sedendosi vicino a lei < Rebby? Bevi!E’ una tisana, ti calmerà un po’!>
Lei sembra non sentirla ma la sue mani impugnano la tazza e se la portano alla bocca con un gesto meccanico.
Io mi stacco da lei sospirando…no, il letto non serve, stanotte staremo sveglie…a piangere per un altro sogno infranto…una situazione che mi riporta indietro nel tempo, quando ero io la donna a fissare un punto nel vuoto, cercando solo risposte…non ancora trovate.














 
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