TITOLO: *IL NEGOZIO*
AUTORE: me, yukisnow
GENERE: romatico, introspettivo, un po' fantasioso
RATING: nemmeno un neonato ne avrebbe paura...XD
COMMENTI: ...la soltia cosina consolante per animi feriti...
PROLOGO IIl negozio di cianfrusaglie si trovava in quel quartiere da epoca immemore, i suoi mattoni graffiati e insozzati dagli anni avevano assistito alla nascita e alla morte delle costruzioni tutt’intorno, avevano visto i più disparati generi di umanità e assistito a un gran numero di fatti e scene diverse.
E avevano visto i tempi cambiare, l’anima del mondo sempre più spenta e il cuore della gente privo di quei barlumi di singolare imperfezione…e sempre più il grigiore aveva avvolto il quartiere!
Il negozio, però, resisteva stoicamente, immobile, testardo, tempio sacro di segreti antichi.
Piazzato all’angolo tra la strada principale e una di quelle traverse buie e piene di pozzanghere, continuava a proteggere i suoi oggetti strani e unici, continuava ad essere testimone dei bei tempi andati.
Ma col tempo gli occhi umani sembravano essere divenuti immuni alla vista di un luogo così atipico, sembravano voler ignorare per forza un’innocua e pittoresca bottega fino a considerarla parte morta del paesaggio. E così avvenne.
Tanto erano le coscienze assuefatte a una nuova civiltà moderna che violentava occhi e orecchie con segnali subdoli e inequivocabili, che lentamente il negozietto divenne invisibile a gran parte della gente.
Chiunque passasse di lì vedeva solo una protuberanza nel muro, come un’indefinita e confusa macchia tra la strada e il successivo negozio di libri…non erano invero rimaste molte persone in grado di non ignorarlo!
In più quei pochi che avevano ancora memoria di esso, pian piano stavano scordando quei brevi attimi della loro vita in cui avevano anche per sbaglio incrociato i loro destini con il negozio.
PROLOGO IICon energia e passione le sue mani, ogni giorno, si esercitavano per ore sui tasti brillanti del pianoforte di casa.
Avrebbe dato l’esame per il conservatorio a fine anno e, nonostante sapesse di avere un talento innato, non sentiva mai di essere del tutto perfetta.
L’inquietitudine del genio insoddisfatto l’attanagliava ogni volta che in qualche composizione doveva dare il meglio di sé, quasi come una profonda e irreversibile nevrosi.
UNIVERSICompletamente assorta in un flusso di improvvisazione musicale, la giovane inseguiva nascoste melodie sulla tastiera di quello strano pianoforte.
Antico, impolverato e rovinato ma ancora capace di produrre un suono in grado di far vibrare l’anima, di farla esaltare con toccate di immortale bellezza.
Un attimo prima camminava distratta in una stradina, un attimo dopo aveva percepito un richiamo, prima confuso e poi sempre più nitido, provenire da un punto indefinito in fondo alla strada.
La magia di una coscienza incontaminata che aveva posato gli occhi sull’obliato negozietto, la cui porta era sinistramente socchiusa…
Inevitabilmente, qualcosa di più profondo e forte della sua stessa volontà, l’aveva spinta ad entrare, catapultandola in un meraviglioso mondo di polvere e strani oggetti dai contorni sconosciuti.
Ma lui non era sconosciuto.
Quel bellissimo pianoforte l’aveva attratta a sé col muto assordante richiamo dello strumento che invoca di essere suonato!
E ora lei suonava, come una furia, come uno spirito invasato e felice, riempiendo quelle stanze antiche di un suono ampio e appassionato, commovente, nervoso e dolce al tempo stesso.
Ormai persa nei meandri di uno stato di pura esaltazione,la ragazza non udì minimamente la porta aprirsi…
Vide appena in tempo una mano inguantata di pelle nera allungarsi sopra la sua palla…
- Ah!- esclamò sorpresa, alzandosi di scatto e rovesciando il banchetto di legno sporco su cui era seduta…
BONK!
Inciampò con le sue stesse gambe nel tentativo di ricomporsi e cadde a terra rovinosamente.
Tenne gli occhi chiusi e stretti per paura di chi potesse aver visto una simile sciocca imbranataggine nel muoversi ma invece di una risata beffarda o grida di rimprovero, giunse alle sue orecchie una voce maschile profonda e delicata,soave e quasi fiorita.
Curiosi toni ironici la adornavano come perle tra i capelli di una bella dama, e un accento privo di inflessioni dialettali ma perfetto e cristallino gli conferivano un melodioso ed elegante incedere.
- Si è fatta male?- chiese lo sconosciuto porgendo la stessa mano che aveva provocato tanto spavento.
Lei disse di no, afferrò la mano e si ritrovò in piedi, faccia a faccia con chi l’aveva sollevata come una piuma da terra.
- Sono il padrone del negozio.- aggiunse con altrettanto charme.
E fu in quel momento che lei lo guardò e rimase folgorata da un singolare insieme di lineamenti e colori piuttosto accattivanti.
- Devo aver dimenticato la porta aperta, che sbadato! Ma non si preoccupi, faccia pure con comodo…-
Ancora imbambolata da quel curioso incontro, osservò attonita un meraviglioso sorriso prendere forma sul viso del suo interlocutore, accompagnato da occhi affilati di rara profondità, torbidi e del colore delle nuvole in tempesta.
Lei si tirò indietro, ancora indecisa su come spiegare la sua presenza e spaventata da quello sguardo tanto bello quanto inquietante.
- …continui pure a suonare, era divino quel passaggio…-
La ragazza trasalì per il complimento, arrossì violentemente e poi voltandosi scappò fuori dal negozio dimenticando però lì dentro tutto ciò che aveva con sé.
- Aspetti…!- tentò debolmente lo strano individuo, cercando di far notare che lo zaino e la giacca erano ancora affianco al pianoforte sgangherato.
Ma lei era già scomparsa dietro a uno di quei muri del freddo monto esterno.
Nei giorni successivi lo strano negozio continuava a comparire e scomparire da quell’angolino appartato di strada, tanto che la giovane iniziò a dubitare di aver immaginato tutto.
Le sue cose però non le aveva più, da qualche parte doveva averle pur lasciate!
Fu essenzialmente questo che la spinse a tentare di entrare di nuovo, a dispetto di uno strano senso di inquietudine e vaghezza.
Ancora prima di varcare la soglia, il soave tormento del Chiaro di Luna di Beethoven la travolse, lo stomaco contratto e l’espressione stupita.
Lo stravagante uomo del negozio era lì, con le mani abilmente all’opera sui tasti antichi di quell’ipnotico pianoforte, gli socchiusi di chi è in estasi.
I lunghi capelli neri ondeggiavano flemmatici con il lento muoversi del capo, che accompagnava l’esecuzione in maniera immaginaria.
Sotto di essi, lucida e elegantissima, una nera giacca di velluto brillava ad ogni più piccolo spostamento del corpo: ciascun muscolo sembrava teso e attento alla perfetta esecuzione.
Lei si avvicinò facendo anche troppo rumore ma lui non si voltò ne’ smise di suonare, lasciò che il lento languore delle note continuasse a riempire l’aria di echi lontani e commoventi.
E pian piano ella pianse, perché la misteriosa alchimia dell’esecuzione era riuscita a cogliere e a sublimare in sé ombre di verità nascoste e semisconosciute, come unica sola grande verità universale.
La porta, il soffitto, il pavimento, le cianfrusaglie e i rumoracci della strada…ma anche il suo corpo e ogni altro limite sensibile scomparirono, nell’universo esisteva solo quella malinconica e straordinaria melodia.
E poi in una frazione di secondo, l’incanto svanì, le mani interruppero bruscamente l’esecuzione e lei si ritrovò catapultata senza fiato di nuovo nel mondo reale, le guance umide e l’espressione stupita.
- Fa ancora lo stesso effetto a me, ti capisco benissimo…- disse lui voltandosi e rivolgendo la sua attenzione completamente alla ragazza.
- Pensavo non saresti più tornata a riprendere le tue cose…- aggiunse con un sorriso ampio e sincero.
Lei rimase muta, intimorita.
Lui continuò a sorridere, conscio dello strano effetto che aveva su certe persone, le stesse che riuscivano a scorgere il suo negozio, le stesse che riuscivano ad entrare.
- Non sai, vero, quanto tu possa essere particolare, vero?- domandò il signore alzandosi.
- …Io…ehm…no…- disse lei per la prima volta schiarendosi la gola.
Lui le prese una mano e la condusse a sedere di fronte al pianoforte.
- Questo è il motivo per cui sei qui...- Disse lui appoggiandole le mani sulle spalle.
- Quale?- chiese lei, fissando il pianoforte che pian piano iniziava a ipnotizzarla, a chiamarla.
- Suona.-
Un ordine? Un comando? Un consiglio?
No.
Una formula magica.
Di nuovo, tutto intorno a lei si immerse in una nuvola sfumata di nebbia, priva di importanza…sentiva solo le mani di quell’uomo sulle spalle e il contatto dei polpastrelli con la tastiera dello strumento fatato.
MUSICAE si fuse con essa.
Divenne un tutt’uno con la musica, divenne un motivo, una droga esaltante, la ragione stessa della sua esistenza.
I giorni si susseguivano e lei sentiva di respirare solo in funzione di quel pianoforte, di quel piccolo angolo di universo tutto suo, di quelle mani gentili e affusolate sopra le sue spalle.
- Ragazza senza nome…- disse un giorno lui sussurrandogli ad un orecchio -…sai ora perché sei qui?-
- Si, uomo senza nome – rispose lei sorridendo – sono qui perché di tutte le strade che potevo scegliere, una sola era quella perfetta…- aggiunse indicando con la mano il pianoforte.
Lui sorrise ancora in quel suo modo profondo e unico.
Occhi grigi e luminosi di galassie, il viso senza età di un atipico nobile aspetto.
Finalmente lei, in un raro momento di lucidità tra una melodia e l’altra, chiese:
- Ma tu chi sei?-
Lui la abbracciò e rise sereno, conducendo l’abbraccio come una danza.
Poi tese la mano affusolata ornata di anelli preziosi agitandola appena in direzione del pianoforte.
Quello prese a suonare da solo, i tasti animati da dita invisibili.
E lei, avvolta ancora nell’abbraccio, trasalì stupita.
- Pensavo ti fossi abituata alla magia…tutto qui è magia, anche quando ti guardo…- Disse lui cercandola con gli occhi, fissandola rapito.
- Ogni volta…non sono io a suonare?- disse lei nel panico.
- Non preoccuparti! – rispose lui – è solo merito tuo. Anche ogni volta che entri, è solo merito tuo.-
E la strinse forte, ogni altro pensiero lontano mille anni luce.
- Finché crederai in me e in questo posto, sarò qui ad aspettarti.- disse lui come ammaliato.
Lei si sentì rapita da qualcosa che non era la musica.
Per la prima volta, una grande voragine si aprì nel suo petto, come un bisogno incessante e struggente di sapere che quegli occhi grigio fumo sarebbero rimasti con lei sempre.
- Sono le persone che perdono speranze e sogni che non riescono più a vedermi…e non sai in tutti questi anni quante ne ho viste diventare grigie e oppresse dal loro mondo...- raccontò intristito l’uomo sciogliendosi nell’abbraccio.
- Perché succede?Perchè dimenticano loro stessi? Perché non possono più vederti?- chiese la ragazza smarrita.
- Perché i loro obblighi uccidono le loro passioni e li allontano dalla vita. Non si stupiscono più di nulla e non hanno più attenzione per le piccole cose…quelle vere,commoventi, uniche…e dimenticano me, non riescono più a vedermi o,peggio, fanno finta che io non esista.-
- Mi dispiace…mi dispiace…ma cosa posso fare io?- domandò lei tentando di porre rimedio alla sua sofferenza…
- Non smettere mai di sperare! Mai!- disse lui stringendola – Non smettere di credere alla magia e non mi vedrai mai scomparire!-
Lei sorrise:
- Sei la cosa più vera che mi sia mai capitata.-
La notte scendeva silenziosa e materna e proteggeva quel piccolo angolo di contentezza, il piano incantato con intime melodie cullava leggero un abbraccio immenso e senza tempo.
EPILOGOAlto, sottile e silenzioso, vestito di abiti scuri ed eleganti, con strani intarsi finemente lavorati di pietre preziose e stoffe antiche.
La pelle levigata e candida, i lunghi capelli neri e lisci che ricadono elegantemente sulle spalle ampie e magre.
Sottobraccio conduce una giovine esile e fragile come un delicato fiore di primavera, lo sguardo profondo color nocciola e pelle di pesco, un abito di lino leggero e chiaro, la chioma come tenero grano estivo accarezzato dal vento.
Insieme camminano e sembrano portare con loro una misteriosa aura magica, diversa.
Loro brillano alla luce del sole, si mimetizzano nella seta delle tenebre, assaggiano con gusto i frutti del mondo, sorridono alle cose allegre e piangono delle cose tristi.
Amano senza riserva e odiano con equilibrato rancore, si meravigliano delle maestosità del mondo e si commuovono delle sue più piccole meraviglie.
E i loro spiriti non muoiono, eterni, ingannano le grigiastre pieghe del tempo maligno colorando di pura vita la strada che percorrono come abili incantatori.

You sleep in the light
Yet the night and the silent water
Still so dark