2 – DAMNED MOCCIOSUS- SCHIFOSO!- gridò Sirius attraversando come una furia il corridoio, mentre raggiungeva la Sala Grande per pranzo.
Molti si girarono a guardarlo, incuriositi dal baccano che faceva.
James, anche lui sembrava abbastanza arrabbiato , lo seguiva velocemente mentre Remus, dispiaciuto e abbattuto correva dietro a James e infine c’era Peter che ansimava cercando di star dietro agli altri tre.
- MALEDETTO, SCHIFOSO DI UN MOCCIOSUS!!!- continuava Sirius attraversando l’entrata della Sala Grande.
- OH si, stavolta era da ucciderlo!!!- inveì James al suo fianco.
- Scusate, scusate! È stata tutta colpa mia!- squittì Peter umiliato.
- Ragazzi avanti su…Peter non dire così!James siediti e Sirius, per l’amor del cielo, smettila!-
Disse autorevolmente Remus come era ovvio che facesse, d’altronde lui era Lunastorta, il più responsabile di tutti loro.
- Ma Remus! - protestò Sirius – Lo hai visto?avrei avuto voglia di strozzarlo quel viscido inutile verme di…-
- Sirius!- tuonò Remus fulminandolo con lo sguardo.
- Ma insomma Remus!Ha spifferato tutto!Hai sentito il professore? In punizione per due settimane e tu sai che fra…- ma James non finì la frase perché Remus gli aveva scoccato un’altra di quelle sue occhiate incredibilmente torbide.
- So benissimo che tra quattro giorni c’è la luna piena…ma stavolta Sirius non verrà!Forse imparerai a fare meno guai, vero Sirius?- continuò Remus mentre si sedevano a tavola.
- MA REMUS!!!- protestò Sirius- è stato quel viscido Mocciosus a spifferare!Io stavo solo…non era niente di illegale!-
- Oh ragazzi- piagnucolò Peter- mi ha trovato e mi ha fatto bere uno di quei suoi viscidi intrugli!se solo fossi stato più forte! Mi ha costretto a dire la verità!-
- Avanti Peter qui non c’entra essere più forte!Non potevi fare nulla!- lo consolò James.
- Non importa di chi è la colpa!Ora non dobbiamo pensarci!Sirius se ne starà buono e forse la punizione non sarà così dura!- disse Remus.
- Ma scusate se la punizione è serale…dopo un po’ Sirius può raggiungerci,no?!- fece notare James.
- Potrebbe, ma non farà proprio niente!- rispose Remus.
- Insomma Remus!Non puoi chiederci di fare gli angioletti!Basterà usare la mappa e…- replicò con insistenza James, e a lui si unì Sirius:
- Giusto!Basterà usare la mappa del malandrino! Cosa ci metterò? Nemmeno un secondo!- sorrise Sirius.
- No. Non combinerete niente che vi possa mettere nei guai!Sirius ti tengono d’occhio!se ti dovessero beccare con la mappa sarebbe un bel guaio!Quindi sia tu sia James resterete buoni, per stavolta!-
Remus parlò con un tono che non ammetteva repliche.
I quattro amici chinarono il capo, chi assorto nei propri pensieri chi nella propria rabbia, e consumarono il pranzo senza troppe parole.
- Se solo mi capita tra le mani quel viscido…- mugugnò Sirius.
- Sirius!- disse allora Remus
- E va bene, va bene…mangio…- borbottò quello ancora incavolato nero.
Esattamente quattro giorni più tardi, seduti allo stesso tavolo ma all’ora di cena, tra i quattro era sceso un silenzio penoso.
- Sirius sai che…- iniziò James, tentando di rompere il ghiaccio.
Ma Sirius, che era di un arrabbiato mai visto, alzò lo guardo gelido e quasi grugnì in direzione di James.
- D’accordo, d’accordo, cercavo solo di essere gentile!- disse James alzando le mani.
Remus sospirò profondamente.
- Ascolta Sirius ne abbiamo già parlato. Stavolta è meglio così credi…-
Ma Remus non riuscì a terminare la frase perché Sirius si alzò furibondo dicendo:
- Oh, per piacere finiscila! Tu e le tue parole!-
E detto questo, se ne andò.
- Ma perché fa sempre così quando si arrabbia!?- chiese Peter
- Ah, non preoccuparti Remus, adesso mette il broncio poi massimo due giorni e gli passa!Quindi non…Remus?EHI REMUS!Dove stai andando?!REMUS!-
James guardò senza parole il compagno alzarsi e seguire Sirius senza pensarci due volte.
James si agirò esterrefatto verso Peter che era sempre più spiazzato.
- Maledizione!Se penso che è tutto iniziato per colpa di quello schifoso…-
- Ehm…James,ciao!- una voce femminile, cristallina e gentile arrivò alle spalle del ragazzo il quale, vedendone la proprietaria sembrò dimenticare ogni problema all’istante.
- Lil…ehm , Evans! Ciao-
Peter osservò sconcertato i due che parlavano amabilmente, James completamente dimentico di Sirius e Remus.
Peter pensò che in fondo era meglio così e senza troppi complimenti addentò l’enorme fetta di torta che si era appena servito nel piatto.
3 – MOON CALLINGSirius era furioso!
Sapeva che il suo modo di dimostrare disagio/preoccupazione/dissenso era mettere il broncio (e sapeva anche che James se ne sarebbe fregato) e che era un modo abbastanza stupido di farlo però…non poteva farne a meno.
Era forse anche quello un retaggio degli indistruttibili Black?
Salì le scale e passò oltre la Signora Grassa, cercando un motivo per cui non avrebbe dovuto esserci anche lui quella sera,
Maledizione, se Remus perdeva il controllo come avrebbero gestito la faccenda un topo e un cervo?
Codaliscia sarebbe scappato ma Ramoso avrebbe di certo tentato di fare qualcosa, con le corna o gli zoccoli…ma non era abbastanza contro un lupo mannaro.
Felpato sapeva, essendo un cane, come comportarsi e come contrastare un Lunastorta fuori controllo ed era consapevole di essere necessario onde evitare guai.
Dopotutto nessuno sapeva delle notti passate in quattro, all’ombra del Platano Picchiatore o dentro la Stamberga Strillante, a cercare di rendere divertente e di poco peso il segreto angosciante di Remus.
Sirius entrò nel dormitorio e frugando nel baule prese la mappa del malandrino quando…
- Sirius ti prego…metti via quella- disse calmo Remus che era appena sbucato dalla porta del dormitorio.
- Hn… avrei dovuto immaginare che il tuo spirito misericordioso avrebbe cercato di seguirmi!-
brontolò Sirius accigliato.
- Avanti…non fare sciocchezze e, per una volta, dammi ascolto!- continuò Remus avvicinandosi a Sirius e togliendogli gentilmente la mappa dalle mani.
Sirius lo lasciò fare…non sapeva proprio cosa inventarsi!
- Non è giusto!- protestò debolmente, guardando Remus negli occhi con un’espressione molto vicina a quella di un bambino imbronciato.
Remus lo guardò e sorrise dolcemente, posando una mano sulla spalla dell’amico.
E mentre Sirius sentiva il suo stomaco arrivare all’altezza inusuale delle caviglie, Remus disse:
- Non voglio che ti accada niente, mi capisci?Anche tu, come James, hai un’incredibile propensione al danno e ai guai perciò cerca di fare il bravo…-
Remus affannato, contrasse il viso, mentre una morsa invisibile gli attanagliava ogni muscolo del corpo.
Cadde pesantemente addosso a Sirius che lo afferrò senza esitazioni.
Le prime avvisaglie della trasformazione si erano dunque manifestate nel malessere improvviso di Remus.
- Và ora…- sussurrò Sirius sorreggendo Remus.
Remus osservò, non senza qualche esitazione, il bel viso dell’amico che era vicino al suo e,accennando un sorriso (che somigliava molto a una smorfia, per ovvie ragioni), raggiunse malconcio la porta poi si voltò e gli disse:
- Grazie…ci vediamo domani…- e se ne andò trascinandosi fuori dal dormitorio.
Nuovamente lo stomaco di Sirius si contrasse ma a quella sensazione, a suo modo stranamente piacevole, si sostituì ben presto un fastidioso senso di impotenza, oscura intimazione di spiacevoli eventi.
Sirius si preparò a raggiungere l’aula di Difesa Contro le Arti Oscure, dove era stato relegato per la punizione, con la mente affollata di brutti pensieri.
Era notte fonda e Sirius tornava assonnato ma soprattutto annoiato nel suo dormitorio.
Si preparò per infilarsi nel letto ma proprio mentre il sonno sembrava sopraggiungere, sentì un cupo ululato riecheggiare nella notte.
Si rizzò in piedi all’istante e l’enorme luna argentea che faceva capolino dalle pesanti nuvole, gli ricordò i suoi nefasti pensieri che presto lo resero più sveglio che mai.
Stavolta non si sarebbe mosso, l’aveva promesso, ma in situazioni normali un ululato del genere non significava niente di buono.
Di nuovo il richiamo del lupo mannaro rimbombò nel buio della notte, e Sirius rabbrividì spaventato: stava succedendo qualcosa, non era normale che ululasse in quel modo così terribilmente…inquietante.
Il sonno sopraggiunse in un momento di profondo terrore in cui, in seguito ad un ululato particolarmente raggelante, Sirius si dovette trattenere dall’andare a controllare di persona.
Ma il sonno non portò che incubi di sangue e di morte perciò Sirius si svegliò di colpo proprio mentre la notte volgeva al termine e un leggero chiarore filtrava appena attraverso la pesante coltre di nubi.
Sirius all’istante vide che James e Peter dormivano profondamente, appena graffiati qua e là, al sicuro nei loro letti mentre il letto di Remus era ancora perfettamente intatto.
Non riuscì più a resistere, si vestì velocemente e scese in infermeria dove era sicuro di trovare Remus…ma in che condizioni?
Corse sempre più rapido lungo scale e corridoi e raggiunta l’infermeria si diresse come un fulmine verso l’unico letto occupato.
Remus giaceva pallido tra le coperte, sul collo brutti lividi e entrambe le braccia completamente fasciate.
Il cuore di Sirius raggiunse le caviglie per far compagnia al suo stomaco, poi si mise a sedere mestamente sul fianco libero del letto.
- Oddio…-sussurrò senza parole e senza accorgersene-… che diavolo è successo?- si lasciò sfuggire sorpreso.
Le ultime volte erano riusciti a fare in modo che Remus trasformato non attaccasse nessuno, perché ormai il ragazzo iniziava ad umanizzare sempre di più anche la sua mente d’animale.
Raramente accadeva che si facesse male.
Invece, maledetto ancora bastardo di un Mocciosus, proprio quella sera che lui non c’era doveva essere andato storto qualcosa.
- Sirius…- gemette Remus in un soffio.
- Remus!- rispose l’altro quasi con le lacrime agli occhi- cosa è successo?-
- Sirius. Ho perso il controllo ma per non far del male a loro…ho morso le mie braccia…è stato orribile…- chiarì Remus dolorante.
- Remus…- Sirius era sconvolto.
Afferrò la mano del compagno ferito e la strinse forte nella sua.
- Hai visto?!Era meglio se venivo!Io potevo gestirla la cosa…potevo…- dai profondi occhi scuri, ormai troppo pieni di lacrime, ne scivolò una lentamente, lasciando una leggera traccia umida sul bel viso del ragazzo.
Sirius si coprì il volto con la mano libera e, leggermente imbarazzato, ricacciò le lacrime, tornando a guardare Remus negli occhi.
Remus era sereno…spossato ma sereno.
- Avanti…non fare così!va tutto bene…Madama Chips ha già provveduto, erano solo ferite niente di particolare…-
Sirius, quasi sorpreso di sentirlo articolare una frase così lunga, sembrò abbandonare ogni controllo e d’impulso si chinò, nascondendo il viso contro la spalla di Remus.
Per un attimo fu scosso da due grandi singulti, poi sembrò calmarsi e Remus, piacevolmente meravigliato da quel gesto di “affetto”, mosse lentamente il braccio fino a circondargli le spalle.
- Ehi!Cos’hai da piangere? Non sono mica morto!- scherzò Remus sorridendo.
Sirius arrossì un poco e si sciolse (suo malgrado) da quell’abbraccio insolito, ricomponendosi velocemente, senza però lasciare la mano dell’amico.
- Madama Chips ha visto gli altri?- chiese a Remus che lo osservava con quell’incredibile ed enigmatica espressione tra il dolce/sognante e il sorridente/rilassato.
- Non preoccuparti…!A loro non ho fatto nulla a parte qualche graffio superficiale…ma quelli spariscono subito anche con qualche magia elementare…-
Sirius annuì.
- Perché hai perso il controllo?- chiese.
- Ho sentito altri…ululati…non ho saputo resistere, stavo quasi per impazzire!-
Rispose Remus avvilito.
- Non importa…ora stai bene mi è preso un colpo…- disse Sirius.
-Tornerò dopodomani a lezione…racconta che pix mi ha fatto un brutto scherzo!E – aggiunse scrutando bene Sirius – ti proibisco di toccare Piton, d’accordo?Adesso vai!- aggiunse Remus cercando di dare l’impressione di star bene e lasciando andare la mano di Sirius.
Sirius si alzò un po’ controvoglia dal letto e per un secondo fissò Remus dall’alto.
Poi, lentamente e quasi inconsciamente, si chinò a sfiorare leggermente la guancia pallida di Remus, con un tocco lieve e fuggevole delle sue labbra.
Si voltò con gli occhi puntati fino all’ultimo in quelli quasi dorati di Lunastorta.
Corse via senza più girarsi.
Remus, nel letto, si sentiva stranamente felice e solo dopo un bel po’ si rese conto che ancora la sua mano stava accarezzando il punto in cui le labbra di Sirius avevano sfiorato la sua guancia.
4 – XMAS’ COMIN’
La neve cadeva leggera e dicembre scorreva inoltrato giorno dopo giorno,lasciando intravedere sempre più vicine le gloriose e vitali vacanze di Natale.
Sirius osservava ormai da qualche giorno come stesse lentamente nascendo qualcosa di profondo tra Lily e James…c’era d’aspettarselo!
James, infatti, diventava sempre più distratto e assente, più silenzioso e meno interessato dall’essere al centro dell’attenzione, il che era tutto un dire.
Lily aveva da tempo abbandonato ogni speranza di opporsi all’incredibile ascendente che James esercitava sugli altri e anche su di lei.
La stessa inverosimile forza che fin dall’inizio aveva permesso a Sirius stesso di diventare il miglior amico di James, di avvicinarsi a lui come mai nessuno aveva fatto.
Peter invece stava diventando strano.
Parlava sempre meno con loro…sembrava un compagno di giochi in tempi lontanissimi ma non che questo interessasse realmente loro tre.
Tre,si, perché anche Remus era incluso nel flusso dei pensieri di Sirius.
Cioè, in realtà Remus non era incluso solo in quel pensiero ma era costantemente presente nella sua mente.
Certo i loro rapporti erano i soliti, specie davanti agli altri, ma da quella notte in infermeria Sirius era sicuro che qualcosa fosse cambiato.
Non era solo il modo in cui Remus lo guardava, quasi sgranando i suoi occhi dorati, ma anche il comportamento di entrambi quando capitava che fossero da soli.
Sirius fissò pensoso la neve che cadeva con la sua lenta e ipnotica danza fuori dalla finestra…
- SIGNOR BLACK!!! – tuonò la McGranitt irritatissima – Quanto sarà interessante quella neve?mi stupisco di come lei possa essere così bravo, se passa una buona parte del tempo con la testa tra le nuvole, mentre la parte restante la occupa tramando insieme al Signor Potter!-
Sirius sorrise bonariamente a quel richiamo (insomma, come se ci fosse abituato) mentre tutti si girarono a guardarlo, aspettando una reazione.
- Mi scusi, sa, è quasi Natale…- disse con estrema amabilità e innocenza.
La McGranitt scosse il capo e a Sirius parve di scorgere un leggero sorriso sulle labbra della professoressa di Trasfigurazione.
Anche James sorrise, in parte perché pensava a quanto ci sapesse fare l’amico e i parte perché nella sua mente vagava un solo nome:Lily.
Dall’altro capo della classe, Remus si voltò per un attimo incrociando lo sguardo magnetico di Sirius.
Un’adorabile canaglia, ecco cos’era;Remus ne era sicuro, neanche i professori riuscivano a resistergli, specie se si trattava di donne…
La sua persona aveva un fascino davvero particolare.
- Posso capirvi, il Natale è ormai arrivato!Vorrà dire che per le vacanze non vi assegnerò le ultime cinque pagine…potete andare.-
Disse la McGranitt in uno dei suoi rari momenti di clemenza scolastica.
La campanella suonò e uscirono dalla classe chiacchierando.
- Ma si può sapere cosa combina Peter?Va e viene dall’infermeria!Sospetto stia combinando qualcosa con qualche incantesimo troppo grande per lui!Che ne pensate?- chiese Remus riflettendo.
James non rispose: era appena passata Lily con le sue due o tre amiche e gli aveva sorriso.
Sirius rise:
- Ah! Lascialo perdere il nostro James!Ultimamente è sfasato!E noi sappiamo anche perché, vero Remus?-
Remus sorrise di rimando e James si voltò verso di loro, come se fosse appena tornato dal mondo dei sogni:
- Come dite?- chiese imbambolato.
- Niente, niente! Continua a sognare Ramoso!- scherzò Sirius affondando la mano nei capelli perennemente spettinati di James, spingendogli la testa in basso.
- Sirius…!- protestò James divertito.
Remus sorrise ancora anche se per un nanosecondo qualcosa attirò al sua attenzione: nel cortile, un po’ appartati, Peter (in condizioni pietose) parlava fitto con uno dei Serpeverde!
Ma neanche quella fugace e quanto mai improbabile visione guastò il suo diffuso buonumore, lo stesso che ormai sembrava impregnare tutta Hogwarts.
Il Natale era proprio vicino!
Remus aveva calcolato che quell’anno la luna piena cadevo proprio sotto le feste quando non c’era molta gente in giro per il castello.
Aveva deciso di rimanere, per trascorrere il Natale senza dover costringere il suo povero padre a sopportare una notte dietro al piccolo grande problema di suo figlio.
Con un gufo l’aveva invitato ad andarsene dai parenti dalle parti di Oxford, per passare le feste assieme a della gente che fosse…umana.
- Io torno anche quest’anno!-disse James – i miei genitori ci tengono davvero dicono che mi faranno fare solo l’ultimo se glielo chiedo…e tu Sirius?-
- Che domanda idiota…resterò qui! Cosa vado a fare in quella specie di posto dove abito…- rispose Sirius, che sentiva già l’umore guastato dal pensiero della sua piccola casa vuota dove si era rifugiato dopo la fuga dalla sua famiglia.
- Non ti piacerebbe venire a casa da me? Sai che per i miei sei come un secondo figlio…- propose James allegramente.
- No, non voglio scomodare nessuno…- disse Sirius
- Ma dai, chi scomodi? Sarà fantastico…-
Nonostante l’insistente richiesta di James, Sirius decise di rimanere facendo tra l’altro notare che altrimenti Remus sarebbe rimasto da solo.
- E Peter?- chiese James.
- Non ci crederete mai!È già tornato a casa! Non ha neanche aspettato oggi, che è l’ultimo sabato prima delle vacanze!Insomma questo pomeriggio si andava tutti ad Hogsmeade!- Rispose Remus che da brava persona sensibile e intelligente sembrava essere l’unico a tener d’occhio le strane mosse di Peter.
- Ma noi avevamo anche il regalo per lui!- protestò Sirius.
- Vorrà dire che glielo manderemo via gufo!- concluse James.
E insieme si diressero a far pranzo, con la mente e il cuore alleggeriti dal pensiero della vicinissima visita al villaggio di Hogsmeade.
Hogsmeade sembrava più che mai la riproduzione a grandezza reale di uno di quei cosi babbani chiamati “tresepi” o “preseti”…
Il tutto era condito con un abbondante dose di neve che con il suo bianco manto ricopriva ogni cosa rendendola ancora più magica, se possibile!
James, Remus e Sirius, camminavano eccitati lungo le stradine affollate da persone di ogni età: il loro primo obbiettivo era Mielandia.
A metà strada incontrarono niente poco di meno che…Lily!
Sembrava (piacevolmente) sorpresa di trovarli(trovarLO…) lì mentre James (appunto) sembrava avesse calcolato tutto da un bel pezzo.
Le amiche di Lily si dileguarono con un soffio e altrettanto fecero Sirius e Remus, liquidando un imbarazzato James con un semplice:
- Ok, noi intanto andiamo avanti!Ciao- pronunciato da Sirius.
- Ciao Lily!- aveva salutato Remus divertito.
Sirius non era mai stato tanto…rilassato in vita sua.
Stare in compagnia di Remus sembrava acquietare ogni più brutto pensiero.
- Zonko ci sta aspettando!- sorrise gioviale a Remus.
- Sembri proprio un bambino quando fai così!- aveva sorriso Remus con quella sua orami nota espressione (allora forse gli faceva…tenerezza…perché gli ricordava un bambino?).
Sirius ignorò le parole dell’amico cercando anche di evitare i suoi curiosi pensieri a proposito (ah si, e da quando lui ti guarda con tenerezza?Anzi, da quando osserviamo e cataloghiamo con interesse le sue espressioni!?ANZI!!!Da quando siamo profondamente interessati a lui? ANZI…)
Sirius ordinò alla sua testa di fare silenzio con quelle stronzate e si concentrò più su Zonko.
Il resto della giornata volò via con un soffio e quando tornarono ad Hogwarts parve loro che molti studenti erano tristi al pensiero di tornare a casa.
Hogwarts era davvero un bel posto.
La sala comune dei Grifondoro era semi vuota
Remus e Sirius erano accomodati davanti al caminetto e aspettavano che James facesse quello che doveva combinare.
Così mentre una porta si apriva quasi per magia o apparentemente per una misteriosa folata di vento (viva il Mantello dell’Invisibilità!!!) Remus mormorò:
- Sono il peggior prefetto che Hogwarts abbia mai avuto…gli lascio fare praticamente quello che si pare…!E non guardarmi così, è anche colpa tua che lo istighi!- disse verso Sirius che sembrava dovesse scoppiare dal ridere da un momento all’altro.
Dopo un po’ la porta si aprì e James comparve (il Mantello nascosto con charme sotto la divisa)con un bottino rastrellato dalle cucine di Hogwarts, dove c’erano centinaia di Elfi domestici per “accontentare il Signore,noi si, fare ogni cosa”
James invitò ogni rimanente Grifondoro ad unirsi al suo piccolo festeggiamento…
- In onore di cosa?- disse un ragazzo dalla pelle scura vicino al dormitorio maschile.
-Ma è ovvio!È in onore…DI QUELLO CHE VOLETE VOI!- rispose James.
La sua risposta fu accolta da un coro di risate allegre e nella Sala Comune del Grifondoro si iniziò a festeggiare senza un apparente motivo anche se Remus e Sirius erano ben consapevoli che era il modo plateale con cui James comunicava l’euforia di aver passato il pomeriggio con Lily.
- Davvero un grande istigatore delle masse- commentò assorto ma divertito Remus.
- No, davvero un gran esibizionista- replicò Sirius scherzando.
Proprio in quel momento James si avvicinò portando loro della dolce Burrobirra e sorridendo al colmo della felicità.
Sirius si voltò e rispose con un ok della mano alla felicità dell’amico e quando si girò di nuovo verso Remus, incatenò i suoi occhi a quelli dell’altro.
Sirius abbassò lo sguardo, imbarazzato, poi lo rialzò…Remus non aveva fatto una piega, continuava a fissarlo.
Cercò allora di concentrarsi bene sulla fiamma del camino quando un’insopportabile voce raggiunse il suo udito…
- Remus!Vieni a divertirti un po’!- tubò Gwenda…
- Ehm…io, no grazie sto bene qui e…- cercò di rispondere impacciato Remus.
- Ma dai su avanti!non vedi che ci stiamo tutti divertendo!-
Continuò ancora per un po’ con quel suo tono insopportabilmente frivolo quando fu interrotta dalla voce volutamente aspra di Sirius:
- Dì un po’…tu…spero che tornerai a casa per Natale!!!-
- Perché?- chiese lei confusa.
- Perché così almeno la finirai di rompermi l’anima che già non ti sopporto più!Fuori dalle scatole !- disse Sirius son una faccia…cattiva!
- Oh!- disse lei offesa e impaurita e scappò via.
Remus rise di cuore.
- L’hai spaventata, quanto sei cattivo!-
- Oh Dio mio, non dirmi che la sopporti quella sua voce…stridula…-Continuò Sirius.
- Ehm…effettivamente…ora che mi ci fai pensare…- disse Remus con un falso tono pensoso.
Sirius sorrise e mentre si alzava gli disse:
- Prendo dell’altra Burrobirra.-
Remus non lo perse di vista un secondo mentre si allontanava.
Chissà che il Natale, quell’anno, non fosse deciso a regalargli qualcosa di molto prezioso…
5 – MOONLIGHT TALESSirius non avrebbe mai potuto immaginare un Natale più bello, anche se James era già partito e nella scuola rimanevano pochi studenti.
La sera prima di Natale lui e Lunastorta si erano preparati a trascorrere un’altra notte di luna piena, ma non pensavano di poter stare così bene l’uno in compagnia dell’altro.
In cielo le stelle luccicavano e la luna inondava i colli coperti di neve con una luce brillante e incantata, rendendo il paesaggio simile a quello di una favola.
Lunastorta seguiva Felpato ed entrambi lasciavano tracce nitide sulla neve immacolata, spezzando un po’ l’incanto e il silenzio notturno.
Niente inibizioni, niente stupide regole sociali o etichette di comportamento: solamente un cane e un lupo un po’ troppo cresciuto, che giocavano rincorrendosi e lottando amichevolmente.
Tornarono al castello alle prime luci dell’alba tremendamente esausti, Sirius che trascinava verso il dormitorio un Remus fiacco, reggendolo con un braccio attorno alla vita.
Non fece neanche in tempo a posarlo e delicatamente che quello si addormentò senza troppi complimenti, stanco ma felice.
Sirius lo guardò e sentì crescere in lui qualcosa simile alla gratitudine, forse l’affetto…
Gli accarezzò i capelli lisci e chiari e il viso rilassato ma un po’ spossato.
Poi si stese affianco a Remus, circondandolo con le braccia e l’altro, movendosi nel sonno, si sistemò accoccolandosi contro Sirius, fino a fermarsi definitivamente.
Il cuore di Sirius batteva all’impazzata; allungò il viso e molto delicatamente baciò la fronte e poi la guancia di quello strano ragazzo che sembrava essere diventato, in brevissimo tempo, qualcosa di molto importante per lui.
Remus aprì gli occhi e arrossì violentemente, lo stomaco stritolato in una morsa invisibile,quando si rese conto che il viso di Sirius era sistemato veramente troppo vicino al suo, così tanto che poteva distinguere alla perfezione ognuna delle lunghe ciglia dei suoi (bellissimi)occhi.
Per un istante eterno restò immobile senza sapere cosa fare e con il supremo terrore di vedere quegli occhi aprirsi improvvisamente.
Ma Sirius sembrava dormire alla grande così Remus si sciolse dalle sue braccia (Remus era quasi morto d’infarto quando aveva notato il modo in cui Sirius lo…ehm…teneva stretto a sé)e si alzò.
L’albero di Natale della Sala Comune del Grifondoro torreggiava sopra pacchi e pacchetti dalle confezioni colorate e invitanti e a Remus questa visione diede una strana felicità.
Si avvicinò al fuoco e scaldò le mani mentre fuori dalla finestra vide che il cielo si era completamente richiuso e che la neve tornava a posarsi sul terreno.
Sbadigliò e si stirò come un gatto, ripensando al bel cielo illuminato della notte precedente mentre Sirius scendeva dal dormitorio proprio in quel momento.
- Buongiorno!- disse Remus
Quello rispose con un grugnito.
- Sempre allegro di mattina eh?- riprese Remus.
- Hn.Ho ancora sonno, potrei dormire fino a stasera!- rispose Sirius avvicinandosi a sua volta al focolare.
Altri ragazzi raggiunsero la sala comune e iniziarono a scartare i regali che si trovavano sotto l’albero.
Sirius era felice perché aveva ricevuto un coltellino in grado di aprire ogni serratura, quando anche nessun “Alohomora” sembrava riuscirci!
Improvvisamente sembrò ricordarsi qualcosa mentre osservava Remus che scartava un complesso libro di incantesimi di magia avanzata.
- Remus…ehm…vieni un attimo di sopra con me…!- disse all’amico.
- Eh?ah…perché?- rispose quello che ancora guardava con estasi il librone.
- Dai vieni e basta!- lo prese per un braccio e lo trascinò di nuovo nel dormitorio.
Sirius trafficava rumorosamente nel suo baule, ai piedi del letto e dopo qualche minuto ne riemerse brandendo un pacco in mano.
- Lo sapevo che lo avevo messo qui da quel parte!- disse Sirius brandendo trionfante il pacco.
Remus alzò un sopracciglio assumendo un’aria piuttosto interrogativa.
- Ah! Ah…si! Ecco, all’inizio dell’anno ho trovato una cosa, mentre ero in punizione…Ho pensato che potesse essere perfetto per te!-
- Per me?Un regalo? Ma io non ho niente per te, non credevo…- disse Remus a disagio.
- Non ha importanza…non considerarlo come un regalo, ho solo pensato ti potesse piacere!-
Sirius consegnò impaziente il pacco a Remus, aspettando che lo aprisse.
Remus guardò esterrefatto il libro che Sirius gli aveva appena donato.
La copertina era morbida e vellutata, di un blu scuro, decorata con piccole pietre azzurre.
Al centro ce n’era una più grande e più splendente, attorno alla quale c’erano stampati, di un colore argento, complicatissimi ricami celtici.
Le grandi lettere del titolo recitavano:
“ MOONLIGHT TALES
- Storie Al Chiaro Di Luna -“
Remus guardò il libro un po’ interdetto, al che Sirius leggendo una sorta di indecisione nel suo viso, disse:
- No, non è una presa in giro.Odi la luna per quello che ti fa ma se leggi quel libro non potrai più odiarla… è veramente bellissimo!-
Remus aprì il libro, sedendosi su un letto, e sfogliandolo a lungo, con il viso sempre più meravigliato e sorpreso.
A dei piccoli brevi racconti si alternavano meravigliose fotografie di paesaggi illuminati dalla luna piena.
Nelle foto una brezza leggere muoveva incessantemente le fronde degli alberi,increspando le superfici acquatiche e guidando nella notte gufi e altri uccelli.
Remus era estasiato.
Sirius si accomodò al suo fianco, sopra il letto, ed esclamò entusiasta:
- Non è fantastico? Quando ero in punizione l’ho sfogliato per più di un’ora prima di richiuderlo…quelle immagini sono bellissime!-
Remus, senza staccare gli occhi dallo specchio di un lago illuminato dalla luna, ammise:
- Non l’avevo mai considerata così la luna…e anche le storie sembrano interessanti!-
- Mi dispiace solo che con questo sono due i libri che ricevi…un po’ monotono!- gli fece notare Sirius.
- Stai scherzando?!È fantastico!- disse Remus con foga, voltandosi verso Sirius e guardandolo con occhi grati e raggianti.
Chiuse in un attimo il libro e gettò le braccia attorno al collo di un Sirius sorpreso e imbarazzato.
-…Grazie,grazie!Non sai quanto questo mi faccia felice…- gli disse chiudendo gli occhi.
Sirius si riprese dall’immobilità momentanea e ricambiò l’abbraccio, sentendo le guance in fiamme e alle parole di Remus rispose sorridendo:
- Sapevo che ti avrebbe aiutato a vederla diversamente!-
Remus si staccò dall’amico senza farsi troppo problemi;sembrava a suo agio mentre Sirius era rigido e impacciato.
Remus lo ringraziò ancora.
Aveva esorcizzato la sua mente dal pensiero della luna, non ne aveva più timore o non sentiva più di odiarla perché quelle semplici illustrazioni l’avevo mostrata sotto un aspetto mai osservato.
Prima di essere morso, quando era ancora piccolo, Remus non si era soffermato a pensare alla luna e solo una volta persa la sua completa umanità se ne era reso conto.
Sorrise di nuovo a Sirius (notando anche il suo particolare stato di rigidezza) poi disse:
- Allora, vogliamo morire di fame o scendiamo a far colazione?-
- Ah…si- rispose Sirius tenendo il capo un po’ basso.
In mezzo a quell’incredibile flusso di emozioni (la notte con Lunastorta, il risveglio, i regali, il libro…) aveva completamente perso la cognizione dello spazio e del tempo; osservò l’orologio.
-Ma quale colazione…fra un po’ è ora di pranzo!- disse ad alta voce sorprendendosi.
Risero insieme e poi si diressero, imbacuccati per il freddo, a degustare un incredibile pranzo di Natale, opera sublime dei piccoli e servizievoli elfi domestici.
6 – SCHOOL AGAINAnche le vacanze di Natale finirono e presto Hogwarts di riempì di studenti che si apprestavano a iniziare le lezioni, con facce lunghe e affaticate.
Sirius non aveva avuto ne’ il tempo ne’ tanto meno la voglia di raccontare a James cosa aveva combinato con Remus così come Lunastorta non sembrava averne nessuna intenzione.
Eh si, dietro quel faccino pulito di studente modello si nascondeva un malandrino più furbo di quanto avesse mai immaginato.
James, dal canto suo, sembrava sempre totalmente perso dietro ad un unico e semplice pensiero, che poteva essere riassunto con quattro lettere: LILY.
Sirius aveva quasi il mal di stomaco ogni volta che lo vedeva in quello stato di semi coscienza, mentre con gli occhi sognanti seguiva la ragazza ovunque andasse…e anche lei sembrava piuttosto interessata a Ramoso!
Ma in fondo Felpato era proprio contento che quello strambo James avesse finalmente trovato un modo per incanalare la sua irrequietezza e la sua capacità di cacciarsi nei guai.
Pure Remus sembrava dello stesso pensiero e benché a volte mostrasse disappunto nel notare che due degli studenti migliori di Hogwarts (anche Sirius) avessero la testa così per aria, era pur sempre loro amico e dimostrava la sua solidarietà.
Ciò che sembrò invece consolidarsi più di ogni altra cosa fu il comportamento, molto simile a quello di James, che Sirius aveva durante le lezioni.
Testa per aria, spesso volta verso la finestra, sguardo assente e mente pervasa da pensieri più grandi di lui.
E James, che era innamorato ma non era certo cretino o cieco, un giorno lo prese da parte e gli chiese un po’ impaziente:
- Allora, che succede?-
E Sirius che sembrava cadere dalle nuvole, rispose:
- Che?Cosa c’è?-
- Avanti non fare lo gnorri con me!Sono o non sono come un fratello?!A me puoi dirlo!- disse disinvolto James.
E Sirius che non aveva un briciolo di pazienza, subito si innervosì:
- Ma si può sapere cosa dovrei dirti?!-
James lo guardò con l’aria di uno che la sa lunga:
- Ah!Vuoi prendermi in giro, eh? Ma a chi la dai a bere?!-
Sirius scattò molto irritato:
- Sarebbe bello se sapessi di che cosa stai parlando!-
James si illuminò, facendo finta di pensare:
- Dunque…sei più irascibile e scontroso del solito…-
- Ci credo, è appena ricominciata la scuola…- buttò lì Sirius senza pensarci.
- …guardi sempre per aria e sei completamente distratto…- continuò James.
- Capita a tutti di essere un po’ distratti!- ribatté Sirius pronto.
- …parli poco e sembri riflettere parecchio...-
- Non posso?- cercò la ritirata Sirius.
- …e potrei citarti almeno altri venti indizi diversi!-
- MA INDIZI DI COSA!?- disse Sirius che badava al sodo.
- Ma come?Eppure tu stesso mi hai fatto una testa così con questa roba all’inizio dell’anno!-
Disse James malizioso.
- Insomma, hai intenzione di dirmi cosa c’è o aspetti che…-
- Ma Sirius è OVVIO!Ti sei preso la più grande sbandata del mondo! Allora chi è la fortunata?Conosco almeno un milione di ragazze che darebbero qualsiasi cosa per essere oggetto dei tuoi pensieri!- James sembrava divertito.
Ma cosa, cosa c’era di così bello e divertente?
Sirius era pietrificato.
E sapeva, suo malgrado, che una buona parte del suo cervello aveva subito pensato a una certa persona con problemi di lune piene…
- Smettila di dire stronzate!- disse Sirius sempre più nervoso.
- Guarda che a me puoi dirlo!- lo incitò James un po’ sorpreso dalla reticenza del compagno.
Una voce calma e serena giunse dalle loro spalle.
Remus sorrise loro, rilassato e sornione come sempre:
- Cosa puoi dire a lui, Sirius?-
Qualcosa dentro le membra di Sirius sembrò implodere e contorcersi a lungo, o almeno questo è quello che Sirius avvertì lì sul momento, i grandi occhi dorati e luminosi di Remus che lo guardavano…
Sembrava quasi che Remus captasse tutto il miscuglio di strane emozioni che si rivoltava dentro Sirius.
Felpato distolse lo sguardo imbarazzato…
- Ma no…niente…!- rispose accennando a ricomporsi.
James, che non era cieco ma non poteva lontanamente immaginarsi il dissidio interiore di Sirius, disse a Remus, con tono di protesta:
- Lo sai che anche il nostro Felpato si è innamorato?Ma non vuole dire chi è…-
Di nuovo, James sembrava felice e saltellante a quella notizia.
A Sirius salì un conato di vomito che ricacciò indietro a fatica, sbiancando.
Non si sentiva molto bene!Possibile che il solo pensiero di…di…oddio!
Non riusciva nemmeno a pronunciarlo nella sua mente…
REMUS.
Sbiancò ancora di più.
- Effettivamente –disse Remus con una voce interessata- mi sembra di vedere Sirius nel tuo stesso stato, James…forse hai ragione!-
- Perché non vuole dirci chi è?Io vi ho detto sempre tutto di Lily!- tornò alla protesta James.
- Non che ci fosse bisogno di dire parecchio…in realtà si vedeva e basta!- obbiettò Remus.
Entrambi continuarono per un po’ a fare ipotesi e osservazioni decisamente poco consone, dimentichi di un Sirius che stava diventando sempre più incredibilmente bianco e fuori di sé.
- Credi sia bella?- provò James
- Deve esserlo, in fondo Sirius ha un certa fama per il suo bell’aspetto…-
- Forse ce la farà conoscere…o forse la conosciamo già!- continuò James ignaro del sussulto che aveva appena scosso Sirius al suo fianco.
- Probabilmente è molto più vicina di quanto non crediamo!- disse invece Remus.
Oh, Cristo, se solo avessero saputo…
- Forse ci ha già fatto qualcosa…magari ci ha dormito anche insieme!- concluse maligno James.
Sirius spalancò gli occhi, ricordando per un momento il caldo abbraccio con cui aveva stretto Remus quella sera…un ciclone si abbatteva senza pietà dentro di lui, devastando ogni cosa.
- Oh, mio Dio!- disse James – e se invece è un maschio? Può anche essere conoscendo la stranezza di Sirius…ci si può aspettare tutto da lui!-
James cercò divertito la spalla di Sirius, per assestargli una di quelle belle pacche poderose ma…
Sirius correva giù per le scale diretto verso il bagno, la mano destra premuta sulla bocca, nel tentativo di reprimere il conato che saliva dal suo stomaco violentemente.
Stava male, cavolo, si sentiva oppresso, triste, e arrabbiato…ma anche spaventato, nauseato, incredibilmente stanco e incattivito contro il mondo.
Forse, nel chinarsi sul lavandino, vomitò anche queste sensazioni.
Conati, uno dietro l’altro, violenti e dolorosi lo sfinirono per parecchio tempo.
Cosa stava rimettendo, anche l’anima!?!
La gola bruciava e gli occhi erano gonfi di lacrime…
Si accasciò reggendosi sul lavabo e cercando di darsi una pulita.
“Voglio morire adesso!” pensò distrutto, lo stomaco ridotto a una prugna rinsecchita e accartocciata.
Sirius si riprese e alzando il viso vide, nello specchio, due occhi neri profondi come pozzi, che spiccavano ancora di più rispetto all’incarnato pallido tipico di chi non si sente molto bene.
MA COSA CAVOLO AVEVA NELLA TESTA JAMES?!!
Aveva deciso di fargli prendere un infarto seduta stante?!
E se è un maschio!?
Queste erano state le sue parole, le stesse che avevano provocato l’intenso sfogo di poco prima.
Aveva un miliardo di pensieri, profondi come i suoi occhi, che seguivano tracce di razionali spiegazioni alla sua reazione (tra cui anche le parole di James) ma decise che per quel giorno ne aveva avuto abbastanza.
Staccò la spina con la parte più inconscia della sua mente, quella che, ad esempio, gli faceva sempre fare strani e incontrollabili pensieri su Remus.
Si sciacquò e risciacquò il viso energicamente, come a voler lavare anche la mente dal peso delle sue considerazioni.
- Sirius…? Tutto bene?Hai…rimesso?- Remus parlava lievemente preoccupato di fronte a lui.
- Hn.- rispose lui senza guardarlo, girando il viso da un parte.
- Non fare così…ti ha dato fastidio cosa stavamo dicendo io e James?Stavamo solo scherzando, non vorremo mai…-
- Vuoi stare un po’ zitto?!Non ti sopporto quando parli così!- disse Sirius in collera- lasciami in pace!- e detto questo lo superò senza più voltarsi.
Ebbe appena il momento di vedere negli occhi di Lunastorta qualcosa di molto simile al dolore…
7 – SAD GOLDEN EYESSirius correva a perdifiato costeggiando il lago.
Il tramonto era ormai vicino e i colori caldi del sole sembravano sfumati da un bravo pittore, in un’insolita scena invernale.
Aveva freddo perché nonostante il sole e il suo straordinario incendio di colori, era pure sempre gennaio e a gennaio fa freddo.
Sirius sentì qualcosa scivolargli lungo una guancia; alzò la mano e con sua grande sorpresa si ritrovò in lacrime.
Fu lì lì per ricomporsi ma si accorse che nessuno lo guardava…gridò, un urlo forte e disperato, e lasciò che quello strano insieme di emozioni, che si rigiravano in lui da mesi, avesse libero sfogo.
Non avrebbe neanche saputo descrivere,a parole, la sconfortante sensazione che gli opprimeva il respiro!
Soltanto…come aveva potuto!?
Rispondere in quel modo a Remus…
COME!?
E giù un altro fiume di lacrime incontrollate.
E il vomito!Cosa gli aveva dato tanto malessere?
Se era vera la storia di James, avrebbe dovuto essere felice, giusto?
Si è felici quando si è innamorati, no?
E allora perché, cazzo, PERCHÉ LUI SI SENTIVA UNO SCHIFO?!
Sentiva che sarebbe stata una cosa impossibile, da stroncare sul nascere…cosa avrebbe pensato di lui Remus, seppure sempre comprensivo?
E James? James lo avrebbe senz’altro ripudiato!
Ma perché doveva sempre complicarsi la vita?
Non poteva andarsi a scegliere una di quelle belle ragazze che tanto bramavano la sua attenzione?
Scegliere di essere normale come gli altri, avere la sensazione, almeno per una volta, di non essere una specie di appestato?
In pratica, era come lo avevano fatto sempre sentire nella sua famiglia!
Non poteva perdere anche gli amici!
Nascose il viso nelle mani e si lasciò cadere sull’erba soffice ma fredda, la mente in preda alla più grande sofferenza che avesse mai provato, profonda e corrosiva.
Lo ammetteva a se stesso, ora, che ciò che sentiva per Remus era qualcosa di ben più di un’infatuazione o di una sciocca attrazione.
Ragionava instancabile sul da farsi, ma la sua mente accecata dal dolore sembrava pronosticargli solo un brutto avvenire.
L’apparente consapevolezza dell’impossibilità del suo amore lo colpì come un getto di acqua gelata, rendendo difficile la visione di un’esistenza quantomeno vivibile.
Ai suoi occhi l’unica soluzione era rinchiudere ogni suo sentimento e andare avanti senza guardarsi indietro…avrebbe sofferto, senza dubbio, ma almeno non rischiava di perdere ancora di più.
Certo, certo…avrebbe fatto finta di niente!
Un’unica cosa, prima di reprimere e imprigionare il suo cuore: piangere ancora un po’, perché poi non ce ne sarebbe stata più l’occasione.
Sirius, travolto dal flusso delle sue disquisizioni, si abbandonò sul prato in lacrime meno disperate ma più silenziose e sofferte.
E mentre piangeva in silenzio, un pensiero girava a circuito chiuso nella sua testa:
MAI PIÙ FELICE…MAI PIÙ FELICE… MAI PIÙ FELICE…
Questo accresceva ancora di più l’incredibile dolore che gli pressava constante il petto.
Ancora un altro arresto cardiaco lo immobilizzò quando nell’aria sentì la nitida e stranamente controllata voce a cui tanto teneva.
- Sirius…- disse Remus in un soffio.
Il cuore di Sirius tremò come una debole fiammella di un lume, al primo spiffero d’aria.
Remus sembrava calmo, rilassato…ma anche insolitamente triste, sconsolato.
Sirius si tirò su, cercando di nascondere le lacrime.
Ma gli occhi, sempre belli e fieri, erano spenti, arrossati e gonfi.
- Tu sei sempre qui, eh?A star dietro a questa testa di rapa- disse Sirius, sfiorandosi la testa – ci vuole una pazienza infinita!-
Remus sorrise ma la malinconia sembrava non abbandonare la sua espressione.
Erano occhi tristi.
ENORMI, DORATI OCCHI TRISTI.
Lo fissavano, cercando di capire…di comprendere cosa mai si agitava dietro l’apparente durezza del suo volto.
Sirius si abbandonò, sapendo che sarebbe stato impossibile trattenersi.
Guardava Remus rapito e con le lacrime agli occhi…
- Perché stai così male?Vorrei aiutarti ma se non so cosa ti tormenta!- indagò Remus con la solita cauta delicatezza.
- Io…io…- pronunciò Sirius, sconvolto e senza il coraggio di andare avanti.
- Non ho riserve. Puoi dirmi ogni cosa, credevo lo sapessi, credevo ti fidassi!- disse Remus, sbilanciandosi un po’, nella voce una nota triste.
- Non ci riesco!Non capiresti, non…- Sirius teneva a bada le lacrime molto a fatica.
Chinò il capo e premette pollice e indice sugli occhi già martoriati.
Sirius sentiva la gravità del momento, il culmine del disagio e del peso delle parole.
Alzò lo sguardo, già nuovamente imperlato di pianto e riuscì a dire solamente una semplice frase:
- Scusa tanto per prima, io non volevo dirti quelle cose…-
Strinse gli occhi e lasciò che il pianto si scatenasse in lui come una tempesta…
Remus si fece vicino e lo circondò con le braccia.
Sirius lasciò ogni cosa al caso, non controllò più nessuna reazione e si buttò letteralmente contro Remus ricambiando quell’abbraccio caldo e confortevole.
Pianse sulla sua spalla, convulsamente e a lungo anche istericamente, dicendo cose sconnesse e interrotte da singhiozzi amari.
Ma Remus non sembrava interessato alle spiegazioni, voleva solo dargli il conforto fisico, immediato e sicuro; sussurrava a Sirius di non preoccuparsi, di non avere motivo di stare così, di cercare di calmarsi…
Il ritorno verso la scuola aveva qualcosa di altamente surreale.
Remus camminava lentamente tra i prati, conducendo e stringendo la mano a un Sirius dall’aria completamente persa nel vuoto, tanto che inciampò due o tre volte.
Lui non perdeva tempo dietro a cose inutili come CAMMINARE e TORNARE AL CASTELLO giusto in tempo per cena.
Lui si lasciava trascinare lungo i prati, tagliati dall’aria gelida, da Remus e dalla sua mano sicura e confortevole.
Sirius fissava a tratti la figura dell’amico e piano piano cresceva in lui una strano flusso di ragioni che gli spiegavano, chiaro come il sole, il motivo generale di quell’amore così incondizionato e incontrollabile.
Mentre lui rimuginava tra questi vagheggiamenti al limite dello psichedelico, arrivarono al castello e con sua grande sorpresa, Sirius vide di fronte a lui la porta del dormitorio.
- È ora di cena, siamo già in ritardo…ma forse è meglio che ora tu ti metta un po’ a tuo agio…-
Si, si le sue parole lievi ed eleganti sembravano ricche di verità universali e indiscutibili.
- …certo…dì a James che ci vediamo dopo, nella sala comune…ciao- disse Sirius con una voce fluttuante e vaga.
Sirius aveva la sensazione di vivere un sogno, nitido e corposo, ma un sogno.
Anche perché solo in un sogno Remus avrebbe potuto avvicinarsi e dargli un paio di baci, delicati e quasi simili a una carezza, proprio lì, sulla guancia.
Remus lo baciò e se ne andò, la mente rivolta al triste pensiero che Sirius, il SUO Sirius, potesse soffrire così tanto e struggersi per un amore sconosciuto.
Un amore di cui Remus avrebbe desiderato essere l’oggetto a qualsiasi costo.
8 – AM I DREAMING?
- Dov’è Sirius?- chiese James a Remus, parlando a bassa voce per non farsi sentire da tutti gli altri Grifondoro che cenavano rumorosamente nella Sala Grande.
- Adesso è a riposare, si sente poco bene…lo vedremo dopo.- gli rispose Remus vago, sapendo che quello non era ne’ il posto ne’ il momento adatto per parlare.
Certo, quello che aveva visto quel tardo pomeriggio era un Sirius fuori di sé, incapace di reagire a qualcosa di misterioso che lo tormentava.
Remus mangiò distrattamente un cibo freddo e difficile da digerire, per uno che,come lui, era travolto da pensieri angoscianti.
James sembrava essersi apparentemente accontentato di quella sua breve risposta,ma Remus immaginava che ben presto avrebbe voluto saperne di più.
Cercava nel suo cervello delle scuse che apparissero ragionevoli, ma alla fine ritenne giusto dirgli la verità e non tenerlo all’oscuro di nulla.
Per prima cosa gli avrebbe raccontato ciò che aveva visto riguardo a Sirius, anche se aveva tremendi dubbi sul rivelare o meno all’amico quali fossero i suoi veri sentimenti nei confronti di Felpato…
Di certo nel suo racconto, senza quella parte, sarebbe venuto a mancare un tassello fondamentale, perciò era inevitabile che James finisse per fare domande spinose.
Ma lui avrebbe risposto.
Che strano affare era non dirgli la verità, quando lui era sempre stato cristallino nei suoi confronti?
James era stato il primo ad aiutarlo nei momenti più bui ad Hogwarts, quando Remus faceva ancora molta fatica ad adattarsi e a fidarsi di qualcuno per via del suo problema.
Perciò non avrebbe avuto riserve: sincero fino al midollo!
- Remus! Come mai non mangi? Stai forse male?- squittì una vocina acuta e stridula vicino a lui.
Gwenda lo guardava a mo’ di adorazione.
Remus pensò che, Santo Dio, ci mancava solo quella…cretina!
Ecco! Lo aveva ammesso!
Non la sopportava e non capiva perché il uso stupido senso di educazione non l’avesse mai scacciata prima di quel momento.
- Scusa sai, non ho voglia di parlare!- disse innervosito.
Non permetteva a nessuna Gwenda di interrompere i suoi pensieri!
Sirius aveva ragione ad incattivirsi ogni volta che la vedeva, era insopportabilmente appiccicosa!
Nonostante la sua fredda risposta, quella piccoletta restava lì a rompergli l’anima.
James arrivò giusto in tempo per salvarlo da qualche atto Gwendicida…
- Andiamo,Remus…- disse cogliendo al volo la situazione dell’amico.
Si allontanarono e se la presero comoda per parlare un po’, Gwenda lasciata a bocca aperta al tavolo della Sala Grande, delusa dal poco interesse che Remus dimostrava nei suoi confronti.
James fu diretto e non girò attorno alle parole, chiedendo che diavolo stava succedendo a Sirius e perché cavolo se ne andava in giro a vomitare per la scuola.
E Remus, tirando un sospiro di stanchezza, raccontò tutto quello che aveva visto, le sue impressioni e i suoi ragionamenti.
Ragionamenti che peraltro a James parvero un po’ ingiustificati a meno che…scattò immediatamente la domanda, seguita da un risposta inequivocabile che somigliava molto a un “lo amo”.
James era sorpreso, sentiva che questo enorme sentimento gli era passato inosservato come un qualsiasi dettaglio insignificante.
- Insomma – protestò allibito – a me piace Lily e nel giro di un paio d’ore lo sa tutta la scuola! A te piace Sirius da mesi e io lo so solo adesso…-
- SHHHH!- lo zittì Remus guardandosi intorno- E comunque sei l’unico!- aggiunse Remus nella speranza di farlo sentire un po’ più importante e partecipe.
E infatti, conoscendo l’incredibile semplicità di James (per queste cose) lui subito sembrò farsi più vivo.
Remus, ormai liberatosi di un peso opprimente, gli raccontò della sua tristezza nel sapere che Sirius probabilmente si struggeva dietro a qualcuno che non era certo lui…era così difficile per Remus essere sempre e soltanto l’amico che lo aiutava nei momenti difficili!
- Cerca di vedere il lato positivo!- concluse James passando oltre la Signora Grassa.
- Perché ce n’è uno?- chiese Remus alquanto depresso.
- In fondo lui conta molto su di te, ci tiene…e poi la speranza non è l’ultima a morire!- improvvisò James, ispirato dalla vista di una Lily sorridente.
- Ah, bene, adesso si che sto meglio!- disse sarcastico Remus.
Si avviarono verso la porta del dormitorio, seguiti a distanza dal gruppetto degli altri che dormivano lì.
Remus aprì la porta di qualche centimetro e la richiuse immediatamente, senza dare troppo nell’occhio.
- Inventati qualcosa!- sibilò a James che immediatamente domandò:
- Eh?Che succede?!- con aria confusa.
- Dai, improvvisa qualcosa, poi ti spiego!Non devono assolutamente entrare!- rispose in fretta Remus.
James si girò, il copione già perfettamente inciso nella sua mente, quella di un attore abituato a intrattenere il pubblico.
- Signori!- gridò attirandosi addosso all’istante tutti gli occhi dei presenti - E signore…!- continuò, conscio che la recitazione aveva avuto inizio.
- Stavo pensando…- un ghigno furbo e poco rassicurante gli balenò sul volto – Quanti di voi sono già stanchi della scuola?- disse come un esperto arringatore di folle.
Un brusio si levò da tutti gli studenti.
- Quanti di voi non sopportano più Pozioni?Quanti di voi vorrebbero incendiare l’aula di Divinazione? Quanti di voi vorrebbero che fosse ancora tempo di vacanze?!-
Ormai tutti urlavano a ogni sua parola…
- E allora vi propongo di festeggiare come abbiamo già fatto a Natale!- un grido eccitato accolse la sua proposta.
- Perché i Grifondoro…- concluse cercando parole ad effetto – sanno sempre come festeggiare!-
Un urlo si innalzò tra gli studenti istigati al festeggiamento.
James corse giù per le scale, chiedendo a tre o quattro ragazzi di seguirlo nelle cucine del castello, per procurarsi tutto il necessario.
Ormai più nessuno tentava anche solo di avvicinarsi al dormitorio.
Remus sorrise e pensò a quanto fosse intelligente e versatile James, particolarmente bravo a gestire quelle situazioni.
Poi la sua mente si concentrò su ben altro, sulla persona che in quel momento occupava lo spazio dietro alla porta, completamente fuori di sé.
Appena aveva aperto la porta aveva visto Sirius seduto sul suo letto, di fronte alla finestra, con lo sguardo assente e spento, le labbra schiuse in atteggiamento di chi è completamente su un altro pianeta.
Di certo non sarebbe stato un bello spettacolo da vedere per gli altri compagni di dormitorio.
Remus sospirò, una pesantezza infinita che gli opprimeva il cuore, come d’altronde tutta quella difficile situazione.
Non sapeva bene come comportarsi, fatto sta che alla fine raccolse quel po’ di coraggio e di mente fredda che lo avevano sempre aiutato e aprì la porta.
Sul momento Sirius non sembrò accorgersi della sua presenza.
Remus richiuse delicatamente la porta alle sue spalle, la mente affollata di parole e discorsi consolanti: aveva inquadrato il problema.
Lo stato d’animo di Sirius era triste, niente di più facile consolarlo!
Prese il respiro e sentì che i pensieri di come avrebbe agito cominciavano a farsi sempre più nitidi, ma visto che l’altro non sembrava parlare, schiuse le labbra per iniziare…
- Esci immediatamente fuori da questa stanza.- intimò una voce fredda e carica di…odio?!
Sirius si voltò verso di lui, nessuna traccia di sguardi opachi o persi nel vuoto, solo rabbia nei suoi occhi neri e furenti.
Tutti i meravigliosi progetti di rappacificamento di Lunastorta andarono magicamente in fumo, la faccia atteggiata ad un’espressione tra il ferito e l’incredulo.
Remus desiderò profondamente di vivere solamente un sogno, un lungo grande incubo.
- Sei sordo? Ho detto vattene.- di nuovo, tagliente e brusca, la voce di Sirius interruppe il flusso dei suoi pensieri.
Che peccato, a quanto pare non si trattava di sogni o affini.
9 – HOWEVER DID IT COME TO THIS?
Sirius era in un baratro.
Non sapeva più cosa fare.
Insomma, presto Remus e James avrebbero chiesto spiegazioni e la verità sarebbe stata troppo grande.
Nel giro di qualche ora, ne era certo, avrebbe perso l’amicizia di due ragazzi a cui teneva molto: la stima di uno, a cui era troppo amico, e il potenziale amore dell’altro, per il quale provava un sentimento incredibilmente radicato.
Remus.
Dannazione, se solo non fosse successo nulla!
Ecco, si…era colpa sua!
Giusto? Giusto?
Non era colpa sua!?
Non era lui che si faceva sempre così vicino?
Non era lui che gli parlava?
Non era lui che aveva avuto la malaugurata idea di esistere!?
Nonostante si rendesse conto delle assurdità che stava pensando, Sirius non riuscì a frenare la rabbia che sembrava voler a tutti i costi provocar danno.
Una brillante (guasta) idea gli illuminò la mente, seguita dal più astruso ragionamento nella storia di chi ha problemi di amore.
Sirius infatti pensò bene di odiare Remus.
Era o non era una mossa rivoluzionaria?
Non sopportava più il suo stato d’animo atterrito e depresso, avrebbe reagito con la rabbia!
Se non poteva amarlo, be’ allora lo avrebbe odiato!
Non c’era nulla di più ipocrita, ai suoi occhi, di continuare a far finta di nulla.
Probabilmente lo avrebbe perso, la decisione era ancora più drastica di quella fatta qualche ora prima, nella quale aveva solamente pensato di fingere con lui.
Ma a fingere non era bravo e in realtà con questi stupidi affari sentimentali aveva sempre fatto una grande confusione…
Per l’ennesima volta, quei disgraziati dannati dei Black avevano avuto l’accortezza di insegnarli tutto tranne che l’affetto familiare!
E Sirius, che in un misterioso angolino del suo cuore lo aveva sempre desiderato, cercava ora di reagire proprio come aveva fatto con loro: infuriandosi come una bestia.
Perso dietro a pensieri contorti e infelici percepì,in un angolo remoto della sua testa, che qualcuno aveva appena aperto la porta del dormitorio.
Non aveva tempo per queste cose, lui era troppo preso dai suoi pensieri…chi lo stava disturbando così impunemente!?
Faccia preoccupata, passo calmo, labbra pronte a parlare, occhi dorati.
Sentì la propria voce parlare insolitamente gelida e distante, intimando a Remus di andarsene.
Lo guardò.
Era lì, immobile alla porta, piuttosto sorpreso.
Felpato udì nuovamente la propria voce tagliente e inespressiva, che con antipatia invitava ancora Remus ad andarsene.
Era proprio curioso di vedere cosa avrebbe fatto.
Perché ne era certo, zitto non ci sapeva rimanere, con quella sua stupida abitudine di sindacare, di parlare e sproloquiare su ogni cosa, la sua abitudine di fare il professorino…
Ma adesso lo avrebbe sistemato per bene, parola del Black che era!
- Sirius…- mormorò incerto Remus – cosa…?T-tutto bene- balbettò Remus trattenendosi dal dire cose avventate.
Sirius era immobile non rispondeva.
La diga del suo autocontrollo era stata spazzata via dal fiume di rabbia, risentimento, stanchezza e tristezza più violento che avesse mai avuto.
Il fiume di rabbia sembrava convogliarsi verso la sua bocca, cattivo e incontrollabile, capace di organizzare i pensieri nel nome del risentimento.
- Sirius…- chiamò di nuovo Remus, che voleva soltanto cercare di fare qualcosa – perché non parli? Che succede?Sirius…- sembrava agitato e quasi incapace di reagire.
E Felpato sentì la collera montargli dentro,sempre di più, appena sentendolo parlare.
Perché lui non avrebbe mai capito, mai e poi mai compreso lo stato in cui verteva il suo cuore a brandelli.
Sempre lì…a parlare con discorsi vuoti e belle parole dettate dal buon senso e dall’educazione, mai dal cuore.
- Sirius, Sirius…benedetto Sirius!Ma si può sapere cosa cavolo vuoi!?- iniziò Sirius cercando di sfogarsi – Ah! Cosa sei venuto a fare?!Stai sempre lì, dietro la porta,pronto a consolare questo povero idiota, non è vero?E hai anche la faccia tosta di venirmi a chiedere cos’ho…!-
- Ma Sirius…che dici?- Lunastorta non riusciva a capire – cosa ti ho fatto!?-
- AH! E HAI ANCHE IL CORAGGIO DI CHIEDERE COSA MI HAI FATTO!SE SOLO POTESSI TOGLIERTI DI BOCCA QUELLE TUE PAROLE FALSE!- continuò Sirius totalmente inconsapevole di parlare fuori controllo, di dire cose dettate dall’ira e non dal cuore.
- Perché sei così strano…guardati, sei completamente fuori di te!- disse Remus tentando allora di avvicinarsi, di rassicurarlo.
- E NON PROVARE AD AVVICINARTI, SAI!? TI FACCIO DEL MALE, LO GIURO! NON OSARE AVVICINARTI!- urlò accanito – NO TI SOPPORTO!COSA AVRESTI INTENZIONE DI FARE?VENIRE QUI, CONSOLARMI, NO?ABBRACCIARMI, FARMI SENTIRE CHISSA’ CHE, E POI TE NE VAI! E MI LASCI SOLO COME UN IMBECILLE!- Sirius sembrava parlare di altri fatti, altre persone, altri tempi.
Remus non si mosse, si rese conto che lo avrebbe di certo attaccato, ma non sapeva più che inventarsi.
Disse solo, semplicemente:
- Su che cosa credi che io ti abbia mentito?!-
- TU MI HAI MENTITO!MI HAI FAT…COSA STAI CERCANDO DI FARE? IL FURBO CON ME?IL FURBO! CHE USA LE SUE BELLE PAROLE CALME PER ABBINDOLARE GLI IDIOTI COME ME, CHE CI CASCANO!MA NON TI PERMETTO NE’ DI PARLARE NE’ DI PENDERMI IN GIRO!- gridò Sirius.
- Sirius, avanti, sai che io posso capirti, posso aiutar…- cercò di iniziare Remus.
- TU NON HAI LA PIU’ PALLIDA IDEA DI QUELLO CHE STO PASSANDO!SE SOLO POTESSI…SE SOLO POTESSI! MALEDIZIONEEEE!- il viso si Sirius era rosso a causa dello sforzo, la mente pulsava.
Lo sfogo non funzionava come avrebbe dovuto.
- Cosa vuoi che faccia…cosa!- tentò Remus.
- VOGLIO SOLO CHE TU TE NE VADA!SPARISCI PER SEMPRE DALLA MIA VITA!-
Inveì sempre più congestionato Sirius.
- Per favore, ascoltami…perché non vuoi sentire cosa ho da dirti!?Posso aiutarti a star meglio, pos…- disse allora Remus, sforzandosi di essere comprensivo.
IO NON VOGLIO SENTIRE LE TUE BASTARDE PAROLE!IO TI ODIO!- terminò Sirius facendogli segno, col braccio, di uscire.
Sirius, sono senza parole.
Il cuore si spezza, la mente si annebbia, i pensieri che si concentrano tutti in quelle tre semplici parole.
IO TI ODIO.
Tutto, davvero.
Ogni cosa, ogni offesa, ogni situazione.
Tutto tranne questo.
Sopporterei meglio anche la notizia di vederti felice con questa persona che tanto ami e che ti fa tanto star male.
Ma io questo non lo reggo.
Avresti potuto anche picchiarmi, dimmi che sono uno stronzo saccente e ipocrita ma di odiarmi…sul serio, è una cosa troppo lacerante.
Credo di non essermi sentito mai tanto perso in vita mia.
A questo punto hai parlato, credevo di poter riparare qualcosa invece ho peggiorato la situazione.
Mi auguro solo di vederti felice, un giorno.
Cosa rimane da sperare ad un povero sciocco ai quali sono stati infranti tutti i sogni, tutte le speranze?
Mi guardi, è odio, senza dubbio.
Ma odio per cosa?Non l’ho ben capito.
Mi guardi, è una furia un po’ incerta.
È probabile che il mio viso avvilito ti faccia un attimo pentire.
Mi guardi, è un’espressione strana, quasi inorridita.
Sicuro ti stai rendendo conto di avermi buttato puro veleno addosso.
Mi guardi, è puro terrore.
A quanto pare il senso di colpa sta facendo bene il suo dovere.
Mi guardi, sissignore, è proprio disperazione.
Quanto pensa la mente umana in così poco tempo, non è vero?
E infine mi guardi, sei orribilmente costernato e insieme addolorato e insieme sofferente.
Non c’è dubbio, le lacrime che sto versando, nel vano tentativo di scongiurare questo terribile smarrimento che mi stringe le viscere, devono averti rinsavito.
Mi guardi sei a un passo dal piangere anche tu.
Ma dimmi, Sirius, soltanto una cosa…
COME CI SIAMO ARRIVATI A QUESTO?
Come siamo arrivati alla grottesca scena di me che piango per l’amore ormai perduto e di te che sopra ogni altra cosa, anche sopra il detestarmi, sembri ricordarti che un tempo ci volevamo bene?
Sicuro, un bene tra amici.
Ma sai, anche quello mi bastava.
Sono un tipo cauto, dalle ambizioni sentimentali alquanto mediocri, dovresti sapere che mi sarei accontentato.
Invece mi pare di capire che nella tua testa, per come sei fatto, vige la regola: o tutto o niente.
Perciò, dimmi solo…
- Come ci siamo arrivati a questo?- pronuncio, la voce rotta dal pianto, la più grande sofferenza mai avuta che giace come il piombo all’altezza del petto.
10 – INCREDIBLE WORDS!Sirius aveva pronunciato quelle cose senza pensarci minimamente, lasciando che fosse la rabbia a condurre il dialogo.
IO TI ODIO.
Queste tre terribili e assolutamente false parole gli erano sfuggite dalla bocca, creando delle conseguenze al limite del catastrofico.
Sirius lo sapeva: Remus aveva sopportato il primo anno ad Hogwarts sperduto e solo, aveva lottato contro ciò che era, combattuto contro sentimenti autodistruttivi, rischiato di sacrificare la loro amicizia in nome di un segreto.
Poi aveva vissuto a lungo con il rimorso di averli coinvolti in qualcosa di grande, aveva sopportato il peso di averli messi sempre continuamente in pericolo durante ogni luna piena.
MA MAI, oh no caro il mio Sirius, MAI AVEVA PIANTO.
Non una sola lacrima, non un solo singhiozzo, neanche un debole lamento
Mentre ora, davanti ai suoi occhi spalancati, Remus piangeva addolorato, sconcertato da quello che era appena successo.
Cosa aveva fatto?
Quanto schifoso veleno aveva riversato addosso alla persona (no non proprio lei), l’unica vera persona che avesse mai amato!?
Come aveva anche solo potuto pensare di scaricargli addosso una colpa che non aveva, di accusarlo con false congetture create dal suo pensiero accecato e ferito?
Come aveva potuto odiare la persona più dolce, più comprensiva, più paziente dell’universo?
Come aveva fatto a dire “ti odio” a colui che amava?
C’era da uscirne pazzi, il senso di colpa stava combinando un bel casino dentro di lui!
Gli divorava incessantemente lo stomaco.
Remus portò una mano sulla bocca, cercando di rallentare e zittire i singhiozzi o tentando anche di reprimere quel pianto per lui inusuale.
Ma gli occhi grandi dorati erano specchi di dolore e lasciavano trasparire un’immensa incredulità.
- Come ci siamo arrivati a questo?- mormorò Remus provando a controllare il pianto.
Potrò mai essere perdonato per quello che ho fatto?
Potrò mai trovar pace?
Non è altro che colpa mia, ecco come ci siamo arrivati!
Colpa del solito inutile e casinista di un Black!
Colpa della sua accecata visione della cosa, del suo pensiero pessimistico, della sua incapacità di fidarsi appieno degli altri e…perché no? Colpa del suo dannoso ed eccessivo senso del possesso: o averlo tutto per sé odiarlo, non era stato forse questo il pensiero che un paio di minuti fa sembrava una fantastica idea?
E sperava anche nel perdono!
C’era solo da vergognarsi!
Si avvicinò mestamente, l’aria afflitta.
- È solo colpa mia…- esordì con molta vergogna, conscio di non meritarsi neanche la parola.
- Io non so cosa…non so perché…- continuò Sirius cercando parole abbastanza mortificate per cercare di dare spiegazioni…
- No…- gemette Remus cercando di smettere di piangere – non odiarmi…no!- continuava lamentandosi come se avesse una grave ferita.
Sirius perse il controllo:
- Che cosa ho fatto! Che cosa ho fatto…- afferrò le spalle di Remus guardandolo in faccia e piangendo con lui, forse anche più disperatamente.
- Come ho potuto?- lo abbracciò stringendolo più forte che poteva- come ho potuto ferire la persona che amo? COME!-.
Avete presente cos’è il fulmine a ciel sereno?
La sensazione di un fascio di luce che all’improvviso trapassa e spazza via le tenebre?
La bellezza di sentirsi, inaspettatamente, l’animo libero dalle oscure preoccupazioni che qualche frazione di secondo prima ti opprimono l’esistenza?
La gioia di sapere che non hai dovuto far nulla di particolare, che i problemi sembrano essersi risolti da soli, soltanto attraverso due semplice parole.
TI AMO: come un mano invisibile che in un attimo cancella ogni brutto segno e accarezza dolcemente il cuore.
Credo sia una sensazione chiara, che per un attimo ti fa sentire come a capo del mondo, quasi se avessi finalmente raggiunto verità cercate a lungo, attraverso una coltre di nebbia.
Ebbene. Sirius mi disse quelle semplici parole, disse di amarmi, e all’istante io provai queste e mille altre sensazioni di liberazione suprema.
Lui era ancora lì tra le mie braccia, il respiro affannato e rotto dal pianto, mentre io ero sbigottito e ben lontano dal toglierlo di lì…
A pensarci bene mi ci veniva quasi da ridere.
Tutto quell’immenso atroce macello era successo soltanto perché tutti e due eravamo sempre stati troppo idioti da non vedere oltre il nostro naso.
Io mi ero subito sentito inferiore, avevo pensato di non essere assolutamente adatto, lui probabilmente si era messo in testa che io fossi troppo responsabile o ben educato per accettarlo.
E il prezzo che abbiamo pagato per la nostra stupidità e per la superbia delle conclusioni affrettate è stato alto.
Ma ora, ripensando a quei momenti,mi rendo anche conto che ciò che successe dopo fu una seria di reazioni abbastanza prevedibili…
11 – EVEN IF JAMES KNEW IT!- C-cosa…?- disse Remus senza parole, stringendo a sé un Sirius disperato.
Il silenzio scese tra di loro, Felpato sembrava non voler rispondere, era intento a reprimere il pianto.
Si staccò da lui, rendendosi conto di essersi fatto scappare qualcosa in più di quello che doveva dire.
Provò ad alzare la testa e la riabbassò subito, vedendo che Remus ancora aveva quell’espressione allibita.[così insomma :-O NdY]
Ecco.
Aveva fatto il danno.
Ora cosa gli raccontava?
Che stava preparando una bella recita di fine anno?
- So che è impossibile, puoi perdonarmi?Io non ti odio, davvero…anzi…- Sirius pensò che queste parole, dette in un soffio, fossero davvero al limite dello stupido ma, con sua grande sorpresa, Remus gli rispose una cosa altrettanto campata per aria.
- Davvero?- sembrava senza parole – davvero? Tu…mi…m-mi…a-a…- forse era troppo imbarazzante da pronunciare, forse sembrava un termine inappropriato per due ragazzi…fatto sta che non lo disse.
E Sirius che ormai credeva di non poter fare di peggio, sospirò sconsolato:
- Si…prima di non rivolgermi più la parola per questo, lascia almeno che pos…-
Remus sembrava adesso voler avanzare argomenti piuttosto convincenti.
- Perché devi sempre mettere le mani avanti?Chi ti ha detto che non voglio più parlarti?-
In effetti, Sirius ne era certo, Remus aveva una certa propensione ai discorsi intelligenti.
- E chi ti ha detto che avrei reagito così male sapendo…ecco, si…sapendo questa cosa?-
Di nuovo, Lunastorta parlava di argomenti più ragionevoli…
- Insomma sono io il solito idiota, giusto?- concluse Sirius, sentendosi come uno scemo del villaggio appena eletto.
- Lo vedi? Lo hai fatto ancora…non lasci alla gente il tempo di spiegare…- lo rimproverò Remus.
- Hn.- grugnì quello di tutta risposta: non aveva niente da ridire, aveva troppo ragione!
Sirius si accorse, però, che Lunastorta aveva riassunto quella sua strana espressione pacata e dolce.
Lo stava guardando in maniera struggente, come se non lo avesse mai visto prima, i grandi occhi dorati incredibilmente animati…
Sorrise, amabilmente e poi, quasi sussurrando.
- Anche io.-
Cosa mai significava questo anche io?
Sirius non lo sapeva.
- Anche io…come te, ho pensato che non avresti capito!.-
Una fiamma si liberò immediatamente bruciando ardente nel petto di Sirius, che aveva le guance rosse di vergogna, l’aria sorpresa.
- Anche io, come te, ho creduto che stare zitti sarebbe stata la cosa migliore…-
Sirius era completamente incredulo.
Questo voleva forse dire che…?
Voleva forse dire che lui…anche Remus…?
- Significa che anche tu…me…m-mi…-
E quella parola non usciva dalla sua bocca.
Sirius sentì il tempo farsi lento e pesante, si rese conto dei rumori di un festeggiamento fuori dalla stanza, sentì che la tempesta era passata.
Remus annuì e si fece più vicino…
Anche lui?
ANCHE LUI!
LUI MI…LUI MI…
- Ti amo.- gli disse Remus, sempre guardandolo in quel suo modo speciale.
Erano veramente a pochi centimetri di distanza e Sirius fu improvvisamente in grado di comprendere quello strano sguardo, che sempre aveva visto ma mai veramente interpretato.
Lui lo amava, Lunastorta aveva avuto solo è sempre occhi soltanto per Felpato e lui non se n’era mai accorto!
Che stupido!
Non si era mai reso conto della dolcezza, dell’incapacità di non fissarlo nei pochi attimi che trascorrevano da soli, delle sue attenzioni…
Santo Dio, questa storia stava prendendo una piega alquanto inaspettata!
Remus si avvicinò stringendo a se Sirius.
Quello lo lasciò fare, non senza distogliere lo sguardo…
- Ci avresti mai creduto?- sussurrò Sirius a un millimetro di distanza da Remus.
- No!- disse Remus sorridendo e lasciando che l’altro si avvicinasse a sfiorargli le labbra con le sue.
Il tocco più dolce, la carezza più gentile, due giovani ragazzi che scoprono quanto sia elettrizzante il contatto a fior di labbra…
Ben presto Sirius approfondì il bacio, sentendo che Remus reagiva piuttosto bene, non sembrava volersi tirare indietro…
E Sirius era sicuro che qualcosa si stesse interessando alla situazione proprio lì, in basso, tra le sue gambe quando…
La porta si aprì e le loro labbra si separarono, anche se l’abbraccio restò intatto…
James apparve guardandoli con l’aria spossata dell’intrattenitore forzato.
- Allora ce l’avete fatta? Non li reggo più!Fra un po’ verr…-
Spalancò gli occhi, accorgendosi dei due abbracciati e alquanto vicini, poi sorrise trionfante.
- Sia benedetto il cielo ce l’avete fatta!Mi dispiace un po’ interrompervi ma stanno salendo tutti quanti…magari continuate un’altra volta, eh?-
Sirius e Remus si staccarono l’uno dall’altro, alquanto imbarazzati, quando James, riordinando distrattamente delle cose mentre altri ragazzi già giungevano dalla sala comune, disse soprappensiero:
- Ah…ci hanno messo un’eternità ma alla fine hanno concluso!Solo non mi aspettavo cos…-
- Tu che cosa?! Che significa “non mi aspettavo”!- disse Sirius con sguardo omicida.
L’amabile James rispose con un bel sorrisone a 32 denti.
- Non vorrai dire che…insomma per tutto questo tempo non avrai certo…?- Remus intervenne interdetto.
- Che c’è? Pensavate davvero che fossi uno stupido?Era talmente chiaro da entrambi le parti!Non sapete le scene che avete fatto: tutti e due inconsapevoli l’uno dell’altro!-
Sembrava spassarsela.
Remus sorrise, rendendosi conto di aver sottovalutato Ramoso che era soltanto innamorato di Lily Evans, e non un addormentato!
Sirius gridò qualcosa tipo “MALEDETTO VIENI QUI!”e rincorse James per tutta la stanza.
Lunastorta guardò con gratitudine James, che mai aveva detto nulla o che mai aveva espresso pareri negativi sui loro sentimenti.
Poi guardò Sirius, incredibilmente fiero e bello anche quando scherzava col suo migliore amico.
E sentì un amore immenso inondargli ogni parte del corpo, ogni singola cellula…finalmente avrebbe potuto amare in santa pace una persona splendida!
Come se sentisse telepaticamente i pensieri del compagno, Sirius alzò la testa e gli diresse uno sguardo significativo, sorridendo a sua volta.
I seguito, entrambi avrebbero ricordato quell’inverno come uno dei più belli di sempre.
####THE END####

You sleep in the light
Yet the night and the silent water
Still so dark